“Il libro della Fortuna di Alessandro” di Nezami

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Il libro di Nezami, perla assoluta della letteratura persiana, ci mostra appieno la figura dell’Alessandro Magno filosofo e “profeta”, alternando discorsi filosofici ed avventure in giro per il mondo

Alessandro Magno il filosofo

“Allorché Alessandro, il sovrano ed esploratore del mondo, ebbe posato la polvere dei suoi piedi fin sulla volta celeste, dalle nostre terre se ne tornò in Grecia con un lungo viaggio per dar lustro alla sua prima patria.

Qui giunto, dall’ozio poté finalmente volgere il suo sguardo alla sapienza e con l’aiuto di Aristotele poté donarsi alla ricerca: finanche le cervella del cielo egli giunse a perforare con il pensiero, e di nascosto dischiuse la porta dei celesti arcani.”

“Il libro della fortuna di Alessandro” di Nezami

Nezami e lo Sharaf Nameh

“Il libro della Fortuna di Alessandro” fa parte di un ciclo più grande composto dal leggendario poeta persiano e fu l’ultima opera da lui “pubblicata” prima della morte, avvenuta nel 1209 a Ganja, sua città natale. Originariamente suddetta serie avrebbe dovuto comporsi di 3 diversi scritti, uno per ogni “versione” di Alessandro: il condottiero, il filosofo ed il profeta; a causa delle lunghe tempistiche per ciascuna di esse, però, alla fine Nezami scrisse due poemi: lo Sharaf Nameh, “Il libro della Gloria” e l’Eqbal Nameh, “Il libro della Fortuna”. Anche se il primo non è disponibile in versione italiana, è necessario spiegarne brevemente la trama, di modo da comprendere al meglio il suo prosieguo, vero protagonista dell’articolo.

Nezami

Lo Sharaf Nameh segue più o meno lo stesso schema narrativo disegnato da Ferdowsi, andando per a semplificare notevolmente il percorso del condottiero e rifacendosi più al Corano che al Romanzo di Alessandro. Se infatti il primo autore porta un percorso particolarmente contorto e dalle direzioni talvolta poco chiare, Nezami rimane fedele allo schema coranico, puntando su tragitti lineari e chiari. Da Rum, Alessandro si recherà allora: ad Ovest (Egitto, Persia, scontro con Dario e matrimonio con Rossane), poi a Sud (pellegrinaggio a Mecca, Yemen, Iraq, Armenia e Persia), ad Est (India, Cina e Transoxiana) ed infine a Nord (Russia, Paese delle Tenebre, Persia e Grecia).

Nezami
Nezami

Altre differenze degne di nota sono: i natali greci di Alessandro e l’Iran come meta fissa delle spedizioni. Tali aspetti servono ad accentuare il carattere simbolico e profetico di Alessandro, reale fulcro dell’opera, il quale sarà attraverso i gesti, e non il sangue, che si mostrerà persiano, dando così meno peso alle origini e più alle azioni compiute. Nezami visse infatti in una Persia nella quale le origini contavano sempre meno rispetto alla fede ed alle azioni, è quindi evidente come anche il poeta abbia meno problemi ad accettare un sovrano straniero ma “illuminato da fede e saggezza”.

Alessandro e la sapienza

Come detto inizialmente, Nezami non riuscì a realizzare 3 opere su Alessandro, bensì due; l’Eqbal Nameh fonde allora i due aspetti senza dubbio più cari al poeta di Ganja: quello filosofico e quello profetico. Se lo Sharaf Nameh ruota attorno all’azione, al movimento ed alle conquiste di Alessandro, questo dedica grandissimo spazio alle sue discussioni filosofiche ed alla sapienza del macedone, qui davvero senza pari. Quest’opera può infatti dirsi unione fra un “libro di consigli” ed un “racconto di viaggio” ma dai toni misticheggianti, dando ampissimo spazio ad entrambe le tipologie di testo che, de facto, ne rappresentano la parte centrale.

Nezami

L’Eqbal Nameh è infatti diviso in 5 parti, ognuna collegata alle altre ma dalle tematiche e dalle atmosfere ben precise e definite, in modo da essere distinte in modo chiaro. Nella prima parte (di 350 versi), Nezami rivolge invocazioni a Dio, benedice il Profeta e omaggia il principe Ezzodin di Mosul, finanziatore dell’opera; degna di nota è la descrizione della creazione poetica, momento in cui l’autore mostra tutto il suo talento, mettendo su carta versi di mirabile fattura. Nella seconda parte, Alessandro incontrerà 7 grandi filosofi greci (Aristotele, Platone, Socrate, Ermete, Porfirio, Talete e Apollonio di Tiana) con i quali condividerà storie e discuterà dei significati dell’esistenza. Senza alcun ombra di dubbio questa è uno dei momenti più intensi e carichi di spiritualità dell’intero testo, arricchito ancor di più dall’arrivo di un saggio indiano e dalla sua brillante discussione con Alessandro.

In giro per il mondo

Nell’intero testo, il conquistatore macedone si dimostrerà come il più sapiente fra i sapienti e ciò tanto nel discutere di filosofia e fede, quanto nel trovare soluzioni ai problemi durante il viaggio. In tutta l’opera, infatti, Alessandro si rivolgerà costantemente ai sapienti (siano essi filosofi, scienziati, maghi o altro), ma tuttavia sarà sempre quest’ultimo, alla fine, ad aver la risposta corretta. Attenzione però: mai, nell’intero testo, Alessandro è onnisciente ma gode, piuttosto, dell’infallibilità delle scelte. Non è la sapienza divina ad essere ispirata, come nel caso di Muhammad, ma le decisioni, le quali, per decreto divino, si rivelano tutte esatte.

Nezami

Questa volta il condottiero si recherà a Gerusalemme, poi Egitto ed Andalusia, arrivando poi in un enorme deserto che, attraversato li porrà davanti ad mare immenso. Dopo 3 mesi di navigazione, la spedizione giungerà sino alle rive del Mohit, leggendario mare onniavvolgente. A questo punto Alessandro vorrebbe recarsi ancora ad Ovest, ma il suo equipaggio lo convince a far ritorno verso casa. Anche in questo tragitto, verrà coinvolto in svariate avventure, fra cui gioielli generanti risa “letali”, montagne tanto belle da incantare gli uomini e veri e propri giardini di pietre preziose, giungendo infine in un deserto nel quale popoli straordinariamente veloci si cibano di sangue di drago.

Nezami

Una volta raggiunta l’India (o l’Africa subsahariana) si reca in Cina e ne attraversa il mare, giungendo ancora una volta al Mohit ma, ancora una volta, i suoi compagni lo convincono a far ritorno a casa. Prima dell’effettivo ritorno, tuttavia, Alessandro si troverà prima a realizzare la celebre barriera contro Gog e Magog, raggiungendo infine una città nella quale gli abitanti esclusivamente a Dio ed al bene comune, tanto che non vi è alcun tipo di guardiano e/o di confine. Giunto a suddetto centro abitato, il greco comprende che il suo compito è finito e sceglie di tornare in Grecia, tuttavia, una volta giunto a Babilonia, si ammalerà, morendo di lì a poco e smarrendo improvvisamente la sua “fortuna”. La penultima parte è dedicata, appunto, alla morte del condottiero, al suo discorso di addio ed al lamento di coloro che lo accompagnarono in queste molte imprese. L’ultima parte sono delle lodi finali di Nezami al principe Ezzodin ed un epilogo a chiusura del tutto.

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