La tradizione arabo-islamica nella cultura europea

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Uno dei saggi più belli ed intensi della raccolta su Bausani “Il “pazzo sacro” dell’Islam“. Qui, in particolare, scopriremo l’impressionante impatto avuto dal mondo islamico nella cultura europea e, nello specifico, in Italia

Due fratelli allo specchio

“Il più notevole fenomeno della storia moderna… è l’enorme rapidità con la quale il mondo dell’Islam si muove spiritualmente verso l’Occidente. In questo moto non v’è nulla di male, perché la cultura europea, dal suo lato intellettuale, non è che un ulteriore sviluppo di alcune delle fasi più importanti della cultura islamica”

Muhammad Iqbal

In questo saggio, Bausani ci spalanca letteralmente gli occhi davanti all’enorme ponte culturale da sempre presente fra “mondo islamico” ed “occidentale”, qualcosa di spesso volutamente dimenticato (come vedremo lunedì prossimo), ma che non aspetta altro che esser mostrato. Il filo comune parte sicuramente dalla cultura fondativa, legata in entrambi i casi a doppio filo con quella greca e biblica, ma, specie nell’italiano, anche con moltissime parole usate davvero da chiunque ed ogni giorno nel Bel Paese.

Detto questo, è il momento di scoprire come tutto ciò abbia influenzato nel pratico l’Europa e, nello specifico, l’Italia.

Quando l’Italia amava l’Islam

“Vicino al paese in cui soggiornavo, c’è una città chiamata Lujara (attuale Lucera), i cui abitanti sono tutti musulmani di Sicilia. In questa città essi recitano la preghiera pubblica del venerdì ed eseguono tutti gli altri riti dell’Islam. Vidi anche che molti alti funzionari della corte di Manfredi sono musulmani e che nel suo accampamento si cantava l’adhan e si facevano in pubblico le preghiere”

…”Quando io lasciai la corte dell’Imperatore, il Papa, il califfo dei Franchi ed il Re di Francia avevano formato un’alleanza per far guerra all’Imperatore ed il Papa lo aveva persino scomunicato qualche tempo prima. Tutto ciò perché quest’Imperatore aveva un’inclinazione verso i musulmani. Similmente anche suo fratello Corrado e suo padre Federico erano stati scomunicati per il loro affetto verso l’Islam.”

Jamaluddin Muhammad ibn Salim, ambasciatore del sultano mamelucco Baybars, in visita nel 1260
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Affresco in Santa Maria in Piano a Loreto Aprutino, Abruzzo. La tradizione del “ponte sottile” a separare “buoni” e “cattivi” è tipica dello Zoroastrismo

Il nostro paese, infatti, fu quello europeo nel quale la cultura arabo-islamica fu maggiormente apprezzata. Al contrario della Spagna, infatti, in Italia quest’ultima troverà terreno fertile anche dopo la fine della dominazione territoriale, con i normanni di Svevia letteralmente innamorati di questo mondo.

La Sicilia e l’arte islamica

“Fu causa di stupore per me vedere fino a quel punto questo re cristiano usufruisce dell’opera dei musulmani. Quasi tutti i suoi valletti ed i suoi paggi sono rimasti segretamente musulmani e sono attaccati alla legge dell’Islam. Egli dà in mano dei musulmani, di cui grandemente si fida, tutti gli incarichi più importanti del regno”

E continua dicendo che il re (allora Guglielmo II) parlava e scriveva in arabo e che i ministri musulmani del re facevano il digiuno del Ramadan e che anche “le donne cristiane di Palermo parlavano arabo come le musulmane e si coprivano, come quelle, d’un velo”.

Ibn Jubair, in Sicilia nel 1185
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Federico II e gli Arabi

Proprio in virtù del glorioso passato islamico e dell’affetto dimostrato da parte dei nuovi conquistatori normanni, Palermo divenne uno dei luoghi in cui l’arte islamica maggiormente fiorì, andando ad influenzare, nel corso dei secoli, il gusto della città dell’intera Sicilia. Specificatamente nel capoluogo siciliano, si possono citare: San Cataldo, i palazzi della Zisa (da “al-aziza”) e della Cuba (al qubba), e questo solo per limitarci a 3 nomi. Non a caso Al Idrisi, uno dei più grandi geografi e viaggiatori del mondo islamico, disse: “Bella e immensa città, massimo e splendido soggiorno, ornata di tante eleganze che i viaggiatori si mettono in cammino per ammirarne le bellezze di natura e di arte.”

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San Cataldo

Tuttavia, l’influenza araba nella cultura islamica non si limitò alla Sicilia, ma crebbe sicuramente in Puglia, luogo in cui verranno poi deportati circa 20’000 musulmani, e si diffuse poi in tutta la penisola italica. Fra i più grandi artisti italiani ad aver tratto spunto dal mondo islamico, c’è sicuramente Leonardo da Vinci, il quale si esercitò tanto a lungo nel produrre arabeschi, da esser rimproverato dal Vasari. Su Leonardo, in particolare, vi sarebbero teorie legate alle origini della madre che la vedrebbero araba o berbera ma, sarà sicuramente tematica che tratteremo in futuro.

La scienza è islamica

Se l’impatto nell’arte è fortissimamente presente, ma sopratutto in determinate regioni, l’apporto dato dall’Islam in quanto tale alla scienza “moderna” è un qualcosa di imbarazzante per portata e resistenza nel tempo tanto che, ancora una volta, mi trovo costretto a citare.

“Se l’essenza moderna è il gusto ed il concetto stesso di “esperimento” di fronte alla astratta classificazione aprioristica di quella medievale, se fondamenti di pensiero fisico-matematico-moderno sono la notazione numerica posizionale e la possibilità d’un’algebra indipendente dall’intellettualistico geometrizzare ellenico, allora si può ben dire che noi europei dobbiamo alla cultura islamica i fondamenti stessi della nostra civiltà “scientifica”!

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E voglio ribadire che è proprio a certi aspetti dell’Islam in quanto Islam che si può risalire per spiegare il gusto dell’esperimento e dell’analisi che caratterizzano la scienza arabo-islamica a differenza del pensiero greco-pagano.

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L’assoluto teismo islamico, con la sua concentrazione del sacro nella persona di Dio, la sua de-mitologizzazione del mondo, il suo rifiuto per una filosofia geometrica ed astratta (perché Dio si muove e vive e spezza ogni schema), finisce con il favorire l’interesse per il frammentario, per lo studio acuto e profondo – non impedito da pregiudizi magico-sacrali – delle nude cose come sono, un amore per la realtà ed una curiosità di conoscere questo imprevedibile mondo di Dio, che giustificano pienamente il famoso detto del Profeta: “cercate la Scienza, foss’anche in Cina”.

Per entrare più nello specifico e citare 3 nomi: Razi (m. 925) grande clinico i cui lavori influenzarono per 5 secoli la medicina mondiale (ed italiana in particolare), Al Kwarizmi, il padre della moderna algebra e dell’algoritmo, ed infine il già citato al Idrisi che, proprio per il re Ruggero di Sicilia, scrisse quella che per secoli fu la carta geografica più precisa al mondo.

L’Italia, ponte fra 2 mondi

Da sottolineare, anche in questo caso il grande lavoro dell’Italia, la quale, grazie ai suoi innumerevoli e straordinari traduttori, si fece veicolo fondamentale per il pensiero scientifico di origine islamica, permettendo a tutti di studiarne i testi. Basti pensare che il più grande traduttore di Toledo era l’italianissimo Gherardo da Cremona ed altissima concentrazione di elementi arabo-islamici alla corte di Palermo, che diventerà, infatti, uno dei maggiori centri anche per quanto riguarda la traduzione.

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Gherardo da Cremona

Inoltre, va ricordato che è proprio l’Italia il luogo dove, per la prima volta, vennero stampate le prime copie del “Canone della medicina” di Avicenna. Il saggio in realtà continua con una parentesi su Dante e sulla letteratura italiana ma, vista la quantità di materiale già presente in quest’articolo, ci fermiamo qui. Questa serie, nello specifico, continuerà fra 10 giorni, ma ognuno dei temi presentati prima o poi avrà anche un suo articolo “a parte”.

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