“Ibn Khaldun e la Muqaddimah” di Massimo Campanini

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Una grande introduzione su Ibn Khaldun, uno dei più grandi storici e sociologi di tutta la storia islamica

L’autorità regale ed il potere dinastico si conseguono soltanto attraverso il gruppo e lo spirito di corpo

Ibn Khaldun “Muqaddimah”

Ibn Khaldun e la Muqaddimah

Coscienza critica della civiltà islamica classica al suo tramonto, uomo di corte e poliedrico studioso, Abd al-Rahman Ibn Khaldûn (1332-1406) è stato il maggior filosofo e sociologo della storia di tutto il “medioevo” euro-mediterraneo, da molti accostato a Hobbes, Vico, Marx. Percorrendo le tematiche fondamentali del potere e dello Stato, il libro studia come il pensiero khalduniano non solo getti le basi, in modo innovativo, di una interpretazione scientifica delle dinamiche del divenire delle civiltà umane, ma apra la strada al rinnovamento del pensiero arabo-islamico contemporaneo.

Ibn Khaldun

Le basi di Ibn Khaldun

Il libro si pone il compito di dare una prima e spessa infarinatura del pensiero khalduniano, partendo dalla vita dell’illustre pensatore e concludendo poi con una piccola antologia della Muqaddimah. Grazie a questo testo saremo in grado di comprendere i passaggi fondamentali sia della concezione dell’opera, attraverso la biografia, sia l’importanza e la profondità acquisita nel corso del tempo.

Ibn Khaldun

Ibn Khaldun visse infatti nel 14° secolo, momento storico in cui il mondo arabo-islamico sperimentava la sua crisi più profonda di sempre, portando così il pensatore ad elaborare le sue teorie sulle cause di tale crollo. Elemento molto importante, e che viene a più riprese nel libro, è tuttavia che egli non ha una concezione ottimistica del futuro e, di conseguenza, non fornisce “soluzioni”, ma analizza le cause nella consapevolezza che esse sono de facto inevitabili, in quanto legate alla natura umana.

La nascita ed il crollo della società

Secondo Ibn Khaldun, l’uomo si divide essenzialmente in due diverse forme di civiltà: una “di campagna“(‘umran badawi) ed una “cittadina” (‘umran hadari). La seconda è un’evoluzione della prima e si forma quando più elementi “di campagna” si uniscono a formare uno Stato, portando così nel tempo ad interessi e necessità più elaborate che vanno ad ammorbidire gli originali bisogni frugali. Conseguenza di questo sarà poi la crescita dell’ingiustizia, che porterà così alla distruzione naturale dello Stato con l’affermarsi di una nuova realtà politica (tendenzialmente proveniente dalle campagne). Cosa determina la vittoria di una o dell’altra fazione? L’ ‘asabiyya ovvero lo “spirito di corpo”.

Ibn Khaldun

Tale concetto è fondamentale in tutto il pensiero di Ibn Khaldun, in quanto è il reale distinguo per la forza di una fazione rispetto all’altra. Tale “spirito di corpo” si può basare su 3 diversi fattori: legami di sangue, di alleanza e di clientela. Una volta formata, tuttavia, tale “dinastia” deve esercitare il proprio controllo su tutti gli ambiti dello Stato, affinché non si trasformi in comprimaria ma possa effettivamente assicurarsi il mulk ovvero “la regalità” all’interno del paese. Particolarità di Ibn Khaldun è poi la totale esclusione della religione per determinare il successo o meno di una certa dinastia, anche se afferma chiaramente che essa rappresenta un plus spesso determinante ma non imprescindibile.

Lettura pressoché imprescindibile se, come me, avevate solo sentito nominare Ibn Khaldun e vorreste approfondirne vita e pensiero.

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