Il cielo della Luna e i Ta-Sin dei profeti da “Il Poema celeste” di Iqbal

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Sotto il cielo della Luna, Iqbal incontrerà un saggio indiano e 4 fra gli uomini più santi dell’umanità: Buddha, Zoroastro, Cristo e Muhammad; quest’ultimi gli sveleranno i propri Ta-Sin, ovvero i propri “segreti”

Il cielo della Luna

Un saggio indiano fa vita eremitica in una caverna della Luna. È chiamato dalle genti dell’India Jahan-Dost

Il Maestro indiano tacque un poco e poi di nuovo volse a me lo sguardo e mi fissò impazientemente. Mi chiese: “La morte dell’intelletto?”. Risposi: “Lo smettere di pensare”. “La morte del cuore?”. Risposi: “Smettere la menzione del nome santo di Dio”. E ancora: “Il corpo?”. “Nato dalla polvere della via”. “L’anima?”. “Il simbolo dell’Unità di Dio”.”L’uomo?”. “Uno dei segreti di Dio”. “Il mondo?”. “La stessa cosa ma posta a lui di fronte”. Mi chiese: “E questa scienza e quest’arte?”. Risposi: “Pelle”. E mi chiese: “Cos’è la Prova Suprema?” . Risposi: “Il volto dell’Amico”. “La religione del volgo?” . Risposi: “Tradizioni udite”. “La religione dei saggi?”. Dissi: “Realtà viste”.

Dal mio dire gran piacere venne al suo animo e mi svelò allora le belle e sottili dottrine.

Ta-sin

La prima tappa del viaggio di Iqbal è la Luna e qui vi troverà ad attenderlo Jahan-Dost, nome in urdu del leggendario saggio indiano Vishamitra, tanto importante da apparire addirittura nel Ramayana, uno dei due maggiori poemi epici del mondo induista. Dopo tale incontro il Poeta e Rumi avranno il piacere di recitare dei versi con Sarosh, angelo dello zoroastrismo, simbolo dell’obbedienza, avviandosi poi per la valle di Yarghamid. Qui incontreranno il Buddha, Zoroastro, Cristo e Muhammad, ognuno dei quali gli svelerà il proprio Ta-Sin, ovvero i propri “misteri”.

Il Ta-Sin di Gautama

Il vin vecchio e la giovane amante non sono che nulla! Per chi ha la vista sveglia le huri del paradiso non sono che nulla!

Tutto ciò che tu conosci come saldo e durevole, passa; monti e pianura e terra e mare e sponde non sono che nulla!

La scienza degli occidentali, la filosofia degli orientali, son tutti templi idolatri e la vista degli idoli non è che nulla!

Temi solo il tuo Io, ma non temere di attraversare questo deserto, poiché tu sei, ma l’esistenza di ambedue i mondi non è che nulla!

Nella via che ho scavato con la punta delle mie ciglia, tappe e carovane e sabbie mobili non sono che nulla!

Ta-sin

Sorvola sull’aldilà, che questi dubbi ed illusioni non sono che nulla; essere in questo mondo, e pur libero da questo mondo, questo è qualcosa!

Quel paradiso che un Dio ti concede non è nulla; ma se ricompensa del tuo operare è il paradiso, questo è qualcosa!

Cerchi la quiete dell’animo? La quiete dell’animo non è nulla; le lacrime scorrenti pel dolore dei tuoi compagni, questo è qualcosa!

L’occhio inebriato, lo sguardo tentatore ed i canti, son tutti belli ma più bella di questi c’è qualcosa.

La bellezza di una guancia un’istante è ed un istante non è, la bellezza dell’azione e gli eccelsi ideali sono qualcosa!

Attraverso Buddha, Iqbal esprime concetti profondamente Zen che riflettono una delle caratteristiche di Gautama, ovvero: “l’abbandono della materia per ritrovare lo spirito”. Differenza fondamentale con molte versioni di Siddharta è, tuttavia, la sacralizzazione dell’azione, concetto non sempre associato a questo sant’uomo, di cui è maggiormente celebrato l’aspetto monastico.

Il Ta-sin di Zoroastro

La luce è il mare, le tenebre ne sono le sponde; un torrente come me non nacque mai nel loro cuore! Il mio petto è pieno di onde spumeggianti; che può fare un torrente se non devastare le sponde? L’immagine incolore che mai nessuno riuscì a vedere non si può dipingere che col sangue di Ahriman. Mostrarsi è vita: vivere significa provare nell’azione i propri colpi!

Ta-sin

L’Io si matura nel dolore, fino al punto che strappa i veli che avvolgono Iddio. L’uomo capace di vedere Iddio non si specchiò mai se non in Dio e, dicendo “Dio è Uno”, boccheggiò nel proprio sangue. Palpitare morenti nel proprio sangue è un gran vanto per l’Amore; seghe, flagelli e corde son le sue feste! Sulla via di Dio tutto ciò che accade è buono, benvenuti siano i dispetti dell’Amico!

Prendendo spunto dalla natura dualistica dello Zoroastrismo, Iqbal delinea uno Zoroastro che ha in sé il destino di trascendere dal bene e dal male, manifestandosi a e su di essi in forma di azione, senza tuttavia appartenere a nessuno di essi. Inoltre viene riportato il concetto di “unità con il divino” estremamente caro a gran parte del mondo sufi; secondo lo Zoroastro iqbaliano, inoltre, raggiunto tale livello si comprenderà definitivamente che ogni cosa è volontà divina e che Bene e Male svaniscono alla presenza del Divino.

Il Ta-Sin di Cristo

Un uomo, immerso fino alla cintola nel mercurio, leva mille inutili lamenti. Il destino non gli invia nuvole, vento ed acqua: è assetato ma non ha altra acqua che il mercurio! Sulla riva vidi una donna dal corpo delicato, il cui sguardo è un brigante di centro carovane; essa insegna l’empietà ai capi della Chiesa e sotto il suo sguardo il brutto è bello ed il bello è brutto.

Ta-sin

Le chiesi: “Chi sei tu? Come ti chiami? Chi è costui che è tutto un grido ed un lamento?” Rispose: “Nell’occhio mio c’è l’incantesimo di Samiri, mi chiamo Ifrangin e la mia professione è la stregoneria!”. Ed ecco che ad un tratto quel fiume argenteo si gelò e spezzò le ossa di quel giovane.

Nel Ta-Sin di Cristo, Iqbal mostra quelli che a suo dire furono i traditori del cristianesimo: l’uomo immerso nel mercurio è Giuda Iscariota, mentre Ifrangin viene da “farangi”, nome persiano dei “franchi” e quindi dello spirito europeo-pagano. Secondo il Poeta, infatti, le antiche tradizioni pre-cristiane sarebbero confluite in quest’ultimo, alterandone il significato e portando così alla corruzione dell’intera Chiesa.

Il Ta-Sin di Muhammad

La sua religione ha spezzato l’antico diritto di proprietà ed il vincolo di sangue; appartiene ai Quraysh, ed ha ripudiato la supremazia degli arabi! Al suo sguardo bassi ed alti sono la stessa cosa; si è seduto a tavola con il suo servo! Non ha riconosciuto il valore dei nobili arabi, si è accompagnato a dei sgraziati e grassi abissini. I rossi si son mescolati ai neri, hanno distrutto l’onore della razza e della tribù. Quest’uguaglianza, questa fratellanza, son cose straniere!

Ta-sin

A parlare, come per Cristo, è il più grande nemico del Profeta, in questo caso Abu Jahl. Egli riflette di come Muhammad sia stato in grado di spezzare le catene dell’idolatria, spingendosi al di là di materia ed apparenza e mettendo in primo piano lo spirito, permettendo così al mondo di conoscere la fratellanza ed uguaglianza fra i popoli.

Domani una nuova puntata con protagonisti d’eccezione fra cui quali: al-Afghani, Sa’id Halim Pasha e le fondamenta del mondo coranico. Seguiteci sulla nostra pagina facebookSpotifyYouTubeTwitter e Instagram, oppure sul nostro canale Telegram. Ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e ci aiuta a dedicarci sempre di più alla nostra passione: raccontare il Medio Oriente.

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