Il prologo de: “Il poema celeste” di Iqbal

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I riassunti dei primi 4 capitoli del meraviglioso “Poema celeste” di Muhammad Iqbal; qui incontrerà in particolare: Rumi e Zurvan, lo spirito dello Spazio e del Tempo

Preghiera

“[…] Finora ho vissuto nel dolore della separazione da Te, mostrami ciò che v’è al di là di questo azzurro padiglione; spalanca davanti a me le porte sprangate, fa della terra la confidente dei santi del cielo! Accendi nel mio petto un fuoco, lascia l’aloe e abbrucia le legna, poi metti l’aloe sul fuoco e disperdine per tutto il mondo il fumo profumato. Attizza il fuoco della mia coppa, mescolo uno sguardo al tuo apparente ignorarmi!

Noi Ti cerchiamo e Tu sei lungi da noi, anzi, che dico? Noi siamo ciechi e tu presente noi dinnanzi! Squarcia, dunque, questo velo dei misteri, oppure riprenditi quest’anima cieca!

Muhammad Iqbal
prologo

In questo primo capitolo l’autore si rivolge direttamente al Divino con una preghiera. Secondo l’autore, infatti, l’uomo non può essere completamente soddisfatto di un mondo “monodimensionale” come questo, ambendo così a ritrovare un reale legame con il proprio Signore. Per riuscirvi, il poeta supplica Dio di mostrargli ciò che risiede oltre il padiglione del cielo, oltrepassando quella che è la vista comune del volgo.

Prologo in cielo

“[…] “Fiduciario che non t’accorgi del deposito che t’è affidato, non affliggerti, ma guarda entro te stesso! I giorni brillano per l’agitarsi della vita, non per quella luce che tu vedi nel mondo corporeo. La luce del mattino viene da quel sole pieno di piaghe brucianti, ma la luce dello Spirito è la pura polvere del tempo.

La luce dello Spirito è in viaggio senza conoscere le strade, va più lungi dei raggi del sole e della luna. Hai cancellato dal quaderno dell’anima il segno della Speranza? Ma la luce dello Spirito spunta dalla tua polvere! L’intelletto dell’Uomo muove all’assalto del mondo, il suo amore aggredisce Colui che è oltre lo spazio!

Muhammad Iqbal
prologo

Ne “Il prologo in cielo”, l’autore parte da una diatriba fra il Cielo e la Terra per illustrare l’incredibile valore di quest’ultima, sede dell’uomo e, più in generale, luogo in cui si manifesta lo Spirito divino, animatore di ogni cosa. Tale caratteristica rende la Terra addirittura superiore al cielo, in quanto: “solo chi s’innamora della bellezza dell’Essenza, può divenire il Signore di tutto il creato”.

Prologo in terra

“Che cos’è l’Ascensione? È il desiderio di un testimonio, è l’esame di fronte ad un testimonio. Un testimonio giusto, senza la conferma del quale la vita nostra sarebbe effimera come il profumo ed il colore di un fiore. Alla sua presenza nessuno rimane saldo, e, ove tal rimanga, esso è una perfetta pietra di paragone.

Non perdere nemmeno un atomo dell’ardore che possiedi, matura l’intricatezza che porti nel tuo nodo! Più bello è aumentare il tuo ardore, più bello è sperimentarlo avanti al sole: plasma di nuovo la tua vecchia forma, prova te stesso, sii “esistente”. Esser in tal modo “esistente”, ecco cosa significa “lodevole”, altrimenti il fuoco della vita non è altro che fumo.”

Rumi ne “Il poema celeste” di Muhammad Iqbal
prologo
Rumi

All’interno di “Prologo in terra”, Iqbal incontrerà Rumi, colui che lo accompagnerà in questo viaggio al di là del bene e del male, al quale porrà diversi quesiti, ovvero: che cos’è esistere e non esistere, cosa significa “lodevole” e “biasimevole”, come recarsi dinnanzi a Dio ed il misero della nascita (spirituale). A tali domande il grande mistico porrà risposte di straordinaria bellezza poetica e di significante, preparando così il poeta al viaggio.

Lo spirito del tempo e dello spazio conduce il viandante verso il suo viaggio celeste

Disse: “Sono Zurvan, il soggiogatore del mondo; ora sono ascoso allo sguardo, ora appaio. Ogni decisione dipende dal mio arbitrio; muti o parlanti, tutti sono mia preda. Il bocciolo sul ramo cresce per opera mia, in virtù mia piangono gli uccellini nel nido; il mio volo alitante fa da seme al germoglio, ogni separazione diventa unione in grazia mia. Porto sia rimprovero che esortazione, rendo assetati gli uomini per poi offrire loro il vino.

Io sono la vita, io sono la morte, io sono la resurrezione, io sono il giudizio, l’inferno, il paradiso, la huri. Uomini ed angeli sono presi nella mia catena, il mondo transitorio è figlio mio. Ogni fiore che cogli dal ramo son io, la matrice d’ogni cosa che vedi son io. Prigioniero è il mondo nel mio talismano incantato, il mio alito magico invecchia ogni giorno quest’universo. Ma chiunque ha ferme nel cuore le parole: “C’è un tempo ch’io passo con Dio”, quell’eroe può spezzare il mio incantesimo.”

Zurvan ne “Il poema celeste” di Muhammad Iqbal
prologo

Per fare il definitivo salto nel nuovo mondo, Iqbal si ritroverà ad osservare Zurvan, essere leggendario simile ad un angelo, originario del mondo iranico. Quest’ultimo rappresenta una sorta di eresia presente nello Zoroastrismo che vede, oltre i tradizionali principi di Bene e Male, anche un terzo chiamato Zurvan e che rappresenterebbe il Tempo. Proprio per la sua natura neutrale ed al tempo stesso assoluta, rappresenta l’entità perfetta per far procedere il poeta in questo suo viaggio al di là del Bene e del Male.

Domani una nuova puntata con protagonisti d’eccezione quali: Zoroastro, Cristo e Muhammad. Seguiteci sulla nostra pagina facebookSpotifyYouTubeTwitter e Instagram, oppure sul nostro canale Telegram. Ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e ci aiuta a dedicarci sempre di più alla nostra passione: raccontare il Medio Oriente.

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