Gaza l’indomabile

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Fiera come il suo nome, Gaza ha rappresentato da sempre l’incubo di ogni conquistatore, capace di rinascere ogni volta più forte di prima

Le parole di Ibn Battuta

Ghaza, la prima città che si trova arrivando dall’Egitto, con grandi spazi e senza mura intorno. Densamente popolata, vi si trovano bellissimi mercati e molte moschee: un tempo aveva una splendida moschea del venerdì, ma oggi se ne usa un’altra fatta recentemente costruire dall’emiro al-Jawali, un elegante costruzione di solida fattura, con un minbar di marmo bianco.

Gaza

“I viaggi” di Ibn Battuta

Gaza dei Filistei

I primi resti di Gaza sono datati addirittura al 1500 a.C. e farebbero risalire la sua fondazione ai cretesi, giunti nell’attuale Palestina per creare una nuova colonia. Al contrario degli ebrei e degli arabi, infatti, i Filistei erano di origine indoeuropea, cosa che li ha da sempre legati ai misteriosi “Popoli del mare“, con i quali paiono imparentati. In ogni caso, si presentarono subito come un popolo problematico per gli ebrei i quali, una volta completato l’Esodo, si trovarono a combatterli più e più volte, senza tuttavia assoggettarli mai del tutto.

Gaza

Anche i successivi dominatori la fronteggiarono a fatica, tanto che fu solo sotto i persiani che essa si arrese e prosperando tanto da rivaleggiare con Sardi, la città che inventò la moneta. Proprio per questo venne a lungo contesa da Alessandro Magno, che vi passò un assedio di ben 2 mesi, e dai romani, che la ricostruirono bella ed importante quasi quanto Gerusalemme.

Gaza la preziosa

Gaza fu fra le prime città conquistate da Amr ibn al-As in Palestina, diventando in brevissimo tempo uno dei luoghi più importanti dell’Islam nella regione. Secondo la tradizione, infatti, vi sarebbe seppellito il bisnonno del profeta Muhammad, Hashim ibn Abd Manaf; inoltre proprio a Gaza nacque Muhammad ibn Idrīs al-Shāfiʿī, il fondatore del madhab Shafi’i, una delle quattro scuole di diritto islamico.

Gaza
غزة‎ in arabo vuol dire “fiera, forte”

A causa della sua posizione poco strategica, la città venne conquistata da ogni potenza regionale che si venne a creare fra cui: Abbasidi, Fatimidi, crociati, Ayyubidi, mongoli e Mammelucchi; riuscendo tuttavia a riemergere sempre ancora più forte e prospera. Nel 1516 Gaza venne conquistata dagli ottomani, i quali vi installarono la famiglia Ridwan, che sarà l’ultima a rendere davvero importante la città. Con la caduta di tale stirpe, infatti, essa perse gradualmente d’importanza, subendo la peste bubbonica del 1839 e l’esser sottomessi ad un impero ormai in netta decadenza.

Gaza la fiera

Con la definita caduta della Sublime Porta, dopo la Prima guerra mondiale venne assegnata alla Regno Unito nel famigerato Mandato britannico della Palestina, seguendo l’amara sorte del suo popolo. Nel 1947 Gaza verrà affidata allo stato arabo, venendo però presa dall’Egitto a seguito del Primo conflitto arabo-israeliano; dopo la Guerra dei 6 giorni subì l’occupazione militare dall’esercito sionista, che darà vita alla Prima intifada del 1987.

Mustafa Hassouna
A’ed Abu Amro ritratto da Mustafa Hassouna per Anadolu Agency

Tale occupazione durerà, infatti, sino al 1993 quando, grazie agli Accordi di Oslo, essa venne liberata dall’Autorità nazionale palestinese; tuttavia gli scontri con Israele non cessarono, tanto che subì “l’Operazione piombo fuso” del 2008, “l’Operazione colonna di nuvole” del 2012 e “l’Operazione margine di protezione”. Ancora oggi tale area subisce gli effetti più devastanti della politica israeliana, essendo confinante quasi del tutto con lo stato sionista.

Silenzio per Gaza

[..] I nemici possono avere la meglio su Gaza. (Il mare grosso può avere la meglio su una piccola isola.)

Possono tagliarle tutti gli alberi.

Possono spezzarle le ossa.

Possono piantare carri armati nelle budella delle sue donne e dei suoi bambini. Possono gettarla a mare, nella sabbia o nel sangue.

Ma lei:

non ripeterà le bugie.

Non dirà di sì agli invasori.

Continuerà a farsi esplodere.

Non si tratta di morte, non si tratta di suicidio. Ma è il modo con cui Gaza dichiara che merita di vivere.

“Silenzio per Gaza”, Mahmoud Darwish

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