Mosè e al Khidr, la figura più enigmatica dell’Islam

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L’incontro fra Mosè ed al Khidr è ancora oggi uno dei più discussi i assoluto nella storia dell’Islam, tanto che del misterioso personaggio è ancora arduo tracciare un identikit

L’incontro con al Khidr

Secondo un hadith, Mosè tenne un sermone in cui si nominò uomo più sapiente della terra, salvo essere corretto da Allah stesso poco dopo. Il Divino lo mise a conoscenza di un misterioso personaggio che avrebbe abitato la confluenza fra i due mari, dando poi al profeta gli strumenti e le conoscenze per incontrarlo. Deciso a soddisfare la sua grande curiosità, partì alla ricerca di quest’uomo assieme ad un ragazzo chiamato Yusha, il quale, ad un certo punto del viaggio, si vide sfuggire del pesce che aveva con sé, certificando l’immediata vicinanza del misterioso al Khidr.

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Una volta trovato, Mosè lo supplicò di portarlo con lui in modo da elevare il suo sapere, giurando alla sua nuova guida che non avrebbe posto alcuna domanda riguardo le sue azioni. A questo punto i due s’imbarcarono su una nave, che Al Khidr tuttavia distrusse, provocando sconcerto e rabbia da parte del profeta; tale agitazione andrà poi a crescere con l’omicidio di un giovane e con la riparazione di un muro costruito da uomini ostili al duo. A causa delle troppe domande di Mosè, i due tuttavia si separarono, ma il maestro spiegherà prima la giustizia e la ragione dietro le sue azioni.

La figura più enigmatica dell’Islam

A tanti secoli di distanza, al Khidr rimane senza alcun ombra di dubbio una delle figure più misteriose e particolari nell’intera storia dell’Islam, tanto che ancora oggi non esiste una valida risposta a chi egli potesse in realtà essere. Le caratteristiche fondamentali sono infatti associabili esclusivamente all’aspetto fisico, che corrisponderebbe a quello di un giovane adulto dalla barba bianca e dal vestito verde (da qui proviene anche il nome); altro dettaglio fondamentale sarebbe quello di una sorta di “teletrasporto” concesso a tale personaggio, che gli permetterebbe di spostarsi molto in fretta da un luogo all’altro.

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Secondo al Tabari, uno dei più grandi storici e studiosi dell’Islam, vi sarebbero diverse versioni in merito alla sua identità, tutte, tuttavia, abbastanza difficili da prendere per veritiere. Secondo la prima, infatti, sarebbe stato parte dell’avanguardia di Afridun I, leggendario sovrano persiano talvolta identificato con il Bicorne. Durante il suo servizio militare avrebbe bevuto l’acqua del fiume della vita, divenendo così immortale e venendo elevato al grado di figura mistica. Secondo un’altra tradizione, invece, egli sarebbe stato un figlio di un seguace di Abramo, che avrebbe seguito durante il lungo viaggio da Babilonia sino alla Terra promessa. Tuttavia fra le due versioni la prima appare allo storico più affidabile e dalla maggiore plausibilità storica, seppur con incredibili riserve. Ad oggi, come già detto, non esiste alcun identificazione minimamente chiara e sicura, portando quest’ultimo a diventare il Maestro per eccellenza del mondo mistico.

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