“Il fondamentalista riluttante” di Mohsin Hamid

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Un testo incredibile e del quale potremmo parlare per ore. “Il fondamentalista riluttante” di Mohsin Hamid è senza alcun ombra di dubbio il romanzo che meglio analizza come si trasformò il mondo dopo l’11.09

Il fondamentalista riluttante

Ogni impero ha i suoi giannizzeri, e Changez è un giannizzero dell’Impero Americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea summa cum laude viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese. Diventa cosi un brillante analista finanziario, sempre in viaggio ai quattro angoli del mondo. Impegnato a volare tra Manila e il New Jersey, Lahore e Valparaiso, e a frequentare l’alta società di Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica, Changez non si rende conto di far parte delle truppe d’assalto di una vera e propria guerra economica globale, combattuta al servizio di un paese che non è il suo. Finché arriva l’Undici settembre a scuotere le sue certezze. “Vidi crollare prima una e poi l’altra delle torri gemelle del World Trade Center. E allora sorrisi”.

fondamentalista riluttante
Scena tratta dal film

È questo il primo sintomo di un’inarrestabile trasformazione. Il businessman in carriera, rasato a puntino e impeccabilmente fasciato nell’uniforme scura del manager, comincia a perdere colpi. La produttività cala e la barba cresce, quella barba che agli occhi dei suoi concittadini fa di ogni “arabo” un potenziale terrorista. E mentre gli Stati Uniti invadono l’Afghanistan, il Pakistan e l’India sembrano sull’orlo di una guerra atomica, giunge per Changez il momento di compiere un passo irreversibile…

Fra estremismi

Al di là del bene e del male c’è un campo. C’incontreremo lì.

Rumi/Mevlana

Il testo di Mohsin Hamid è uno dei più brillanti in assoluto per comprendere appieno una questione all’apparenza molto semplice: il punto di vista è sempre relativo. Per farlo, lo scrittore ci trascinerà nella sua storia, mostrando come, a causa di altri, la sua vita sia completamente mutata dopo l’11 settembre. In quel momento, infatti, non è Changez a cambiare, ma sarà l’intero mondo a trasformare il proprio modo di vedere “l’altro”, creando barriere che costringeranno l’individuo a scegliere fra 2 estremi. Il romanzo di Hamid, così come in gran parte delle sue opere, però, si oppone a ciò, reclamando una sua indipendenza di pensiero, qualcosa che sia al di là di entrambi gli estremi.

Mohsin Hamid
Mohsin Hamid

L’autore mette infatti in luce per tutto il testo le profondissime similitudini fra gli estremisti islamici e quelli bianchi. Quest’ultimi sono identici ai primi nel modo di vedere il mondo soli due colori: bianco e nero, o sei con me o sei contro. L’unico modo per provare davvero a risolvere le cose, però, è quello di osservare il mondo nella sua complessità, unica via per comprendere appieno sé stessi.

Giannizzero moderno

Altra tematica legata a questa storia (specie nel film nella quale la scena si svolge ad Istanbul) è il concetto di “giannizzero moderno”, qualcosa di cui spesso non ci accorgiamo ma che ha ripercussioni fortissime nella vita di ognuno di noi. I giannizzeri erano il corpo scelto del sultano ottomano, giovani cristiani (ma più avanti anche musulmani) che venivano strappati alle proprie famiglie ed inviati ad Istanbul al servizio dell’imperatore. Qui abbandonavano la propria fede e la propria cultura, diventando uno dei pilastri della Sublime Porta, riuscendo talvolta a raggiungere addirittura il grado di Gran Visir, equivalente (circa) al ruolo di Primo ministro. Tale tipo di scelta non è molto diversa, in realtà, da ciò che ci capita di osservare ancora oggi.

Non è infatti strano osservare ragazzi e ragazze arrivare addirittura a rinnegare il proprio passato in nome di un futuro più roseo. Giovani da ogni parte del mondo pronti a convertirsi a valori tanto diversi dai loro pur di riuscire a permettersi una vita dignitosa. Il problema, in questo caso, non sta tanto nel gesto in sé, ma nella forzatura o meno della scelta; in un momento in cui la scelta è unicamente fra bianco e nero, è molto probabile che essa sia fortemente condizionata. Per rimanere indipendenti, allora, vi è un’unica via: inseguire il proprio sogno, non quello americano e non quello talebano, una nuova via che sia costruita su misura dell’individuo/paese e che non soffri complessi d’inferiorità, reale problema del tutto. Se siete fan di questo sito non potete non leggerlo.

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