“L’harem e l’Occidente” di Fatema Mernissi

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Uno dei libri sulla donna più interessanti in assoluto, vero proprio punto di incontro fra immaginario occidentale ed orientale. L’opera di Fatema Mernissi sfata con forza ed efficacia tutte le idee che avete avuto fino ad oggi dell’harem e delle sue abitanti.

L’harem e l’Occidente

Ovunque vivano, gli uomini, siano orientali o occidentali, fantasticano sull’harem. Se vi soffermate a contemplare le tante opere dipinte dagli artisti su questo tema, vi troverete di fronte ad un enigma: mentre gli occidentali hanno raffigurato le bellezze da harem come creature innocue e statiche, gli orientali le hanno mostrate come donne battagliere. Che cosa si cela dietro le diverse rappresentazioni di queste bellezze effimere, creature del sogno maschile? Che cosa ci raccontano sui misteriosi nessi che legano sesso e paura? Fatima Mernissi si è proposta di risolvere il problema, anche se la sua curiosità, più che delle risposte le ha fruttato delle nuove intriganti domande.

Il prosieguo de “La terrazza proibita”

Il libro nasce dalla presentazione parigina di “La terrazza proibita”, testo in cui l’autrice raccontava della sua infanzia passata in un harem di Fez. Proprio a causa delle strane reazioni del pubblico, la scrittrice marocchina inizierà ad indagare sulla figura dell’harem in “Occidente” e di come essa sia, con sua grande sorpresa, diametralmente opposta a ciò che avevano in mente gli stessi “orientali”.

Nella cultura europea, infatti, tale luogo è associato con il sesso e la perdizione, un’area della casa volta esclusivamente al piacere e alla lussuria, concezione molto diversa da quella di un gineceo, probabilmente suo antenato più prossimo. Grazie a questa scoperta, Fatema Mernissi avrà la possibilità di indagare più affondo nella cultura del Vecchio Continente, usando perlopiù esempi artistici e filosofici.

Un confronto a colpi d’arte e cultura

La scrittrice si spingerà infatti ad esplorare tutta la cultura a Nord del Mediterraneo, con un occhio di riguardo, in particolare, per la Francia. Qui, infatti, fu tradotto per la prima volta “Le mille ed una notte”, grazie al quale nacque per la prima volta in assoluto la concezione di “harem” in Occidente. Non è un caso, quindi, che sia Delacroix che Ingres fossero francesi e non è un caso, in particolare, che le opere più sensuali siano del secondo che, però, non visitò mai alcun luogo del “mondo islamico”.

harem
“Il bagno turco” di Ingres

Il reale motivo del disguido, però, sarebbe da identificarsi nella diversa concezione che gli europei hanno della “bella donna”, molto più vicina a quella di una dama medioevale, piuttosto che a quella di una guerriera turca o persiana. Per dar forza alle sue tesi, Fatema ci mostrerà delle citazioni di Kant, Moliere e altri grandi pensatori occidentali, purtroppo, convinti che la “bella donna” non debba esser intelligente; molto interessante se confrontata con la Shirin di Nizami Ganjavi (uno dei poeti persiani più grandi di sempre) o alla sultana Nur Jahan, che cacciava tigri in India.

Spazzar via gli stereotipi

“L’harem e l’Occidente” è stato senza alcun ombra di dubbio uno dei libri più interessanti in assoluto letti l’anno scorso, qualcosa che spinge a riflettere anche una volta chiuso il libro, incantati dalle parole che porta. Attraverso la sua lettura si potrà finalmente metter da parte l’esotismo legato a doppio filo con il mondo islamico, scoprendone invece dei lati spesso nascosti.

harem

Chiunque immagina la “donna arabo/musulmana” come un anima pronta a subire, cambierà totalmente idea, rendendosi conto che, in fondo, non esistono incredibili differenze rispetto, ad esempio, alle donne napoletane. Una perla da avere assolutamente e che tornerà senza dubbio in futuro, se riusciamo, anche come evento.

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