Diwali, la festa delle luci indiana

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Il Diwali, la leggendaria festa delle luci indiana, è uno dei patrimoni della cultura hindi, con origini che vedono protagonisti addirittura figure leggendarie quali Rama ed il guru sikh Hargobind Sahib Ji.

Diwali, la festa del ritorno

Celebrata in tutto il Subcontinente indiano, la festa cade nel mese di Kartik (fra ottobre e novembre) e dura ben 5 giorni, ognuno dedicato a precise attività ma tutti collegati con la luce. Vi sono diversi miti legati a questa festa, ma i due più noti hanno entrambi “il ritorno” come tematica centrale, il che porta ad immaginare un’origine comune, molto probabilmente legata alla natura.

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Rama

Secondo il mito hindi, il Diwali sarebbe da ricollegarsi a Rama ed alla sua leggendaria impresa per liberare la moglie Sita, catturata da Ravana, un mitico demone con 10 teste che dominava lo Sri Lanka. Per salvarla, l’eroe, grazie all’aiuto di Hanuman, uno spirito dall’aspetto di scimmia, costruirà un ponte per collegare terra ed isola, facendo poi un ritorno in patria da vincitore e portando gli abitanti ad accendere le lampade del Diwali. Secondo i Sikh, invece, esso celebrerebbe il ritorno del guru Hargobind Sahib Ji, prima prigioniero alla corte dell’imperatore mughal.

I primi 3 giorni

Come già accennato, è molto probabile che la festa si ricolleghi a qualche evento naturale, in special luogo ai monsoni, che proprio in quel periodo cessano di tormentare l’entroterra indiano, permettendo finalmente agli abitanti di uscire dalle proprie case con delle candele. Proprio questo è senza dubbio il simbolo del Diwali, tanto da esser dominante fin dal primo giorno delle celebrazioni, ovvero il Dhanteras, giorno in cui si puliscono le case, si comprano nuovi oggetti e si installano i le diyas, speciali lampade che bruceranno per tutti e 5 i giorni. Il secondo giorno, ovvero il Naraka Chaturdashi, è dedicato alla purificazione dell’animo, in vista del giorno più importante: il Lakshmi Pujan.

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Monsoni in India

Tale giornata rappresenta il culmine della festa, momento in cui è obbligatorio festeggiare e condividere con il resto dei parenti e dei vicini questa festa di luce; proprio per questo, essa è la data in cui solitamente templi e case pongono fuori le loro lampade, inoltre la notte viene arricchita dai fuochi d’artificio, andando così a completare il trionfo sull’oscurità. La maggior parte degli indiani dedica questo momento alla celebrazione della dea Lakshmi, ma vi sono anche popoli che la legano alla dea Kali.

La festa dei legami

Il 4° giorno si chiama Balitprada ed è invece dedicato alle coppie; sembra infatti che la dea Parvati abbia sfidato prorpio in questo giorno suo marito Shiva a dadi, trionfando. In generale, comunque, tale momento simboleggia la definitiva fine dei monsoni ed il rinnovamento che esso genera.

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Un rangoli, tradizionale decorazione del Diwali

L’ultimo giorno si chiama Bhai Duj, ovvero “giorno del fratello”, ed è dedicato appunto al rapporto fra fratelli e sorelle, una delle chiavi essenziali di ogni famiglia. Non tutti gli stati indiani vedono nel Diwali l’inizio effettivo dell’anno nuovo, tutti, però, tendono a considerare la festa come un vero e proprio trionfo della luce sull’oscurità, concetto molto simile a quello del capodanno.

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