Il Marocco e la magia

Chiudiamo la settimana dedicata al Marocco con la magia ed il perché si sia sviluppata particolarmente proprio qui piuttosto che, ad esempio, in Egitto.

Le origini

La magia è profondamente legata alla storia del Marocco, tanto che tutt’oggi in molti, sopratutto in segreto, si rivolgono a maghe e santoni nel tentativo di risolvere i propri problemi. Le origini della diffusione del magico proprio in questa terra è da ricercare probabilmente in 3 fattori: popolazione, geografia ed ignoranza. Il primo è forse quello più interessante e da ricercare sopratutto nelle due popolazioni “tipiche” del paese, ovvero gli imazighen e gli ebrei.

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Donna amazigh

In ogni parte del mondo, infatti, sono diffusi culti e riti magici, sicuramente, però, queste due popolazioni hanno riti e tradizioni tanto particolari da “potenziare tali credenze”. Come abbiamo visto, la cultura amazigh ha già al suo interno elementi e riti di protezione o simili, l’arrivo dei discendenti di Isacco, però, ha ampliato decisamente la cosa. Fuggiti dall’Andalusia, essi si stabilirono qui, portando con sé moltissimi riti e simboli propri della loro storia. Esempio tipico è la celebre “mano di Fatima”, simbolo storicamente appartenente al mondo ebraico ma diffusosi poi in molte zone del mondo arabo.

Lontani dal cuore dell’Islam

Un altro dei motivi per cui il magico si è diffuso tanto facilmente è sicuramente la geografia. Non a caso in arabo il Marocco viene si chiama Maghrib, ovvero “dove il sole tramonta”/”Occidente”; questo perché fu da sempre il limite più ad Ovest del mondo arabo-islamico e, per questo, soggetto a molto meno controllo rispetto ad altri paesi. Il governatore dell’Egitto, per dire, difficilmente avrebbe potuto allontanarsi più di tanto dai culti “ufficiali”, cosa ben diversa rispetto al Regno marocchino, decisamente lontano dagli occhi.

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La musica gnawa, ascoltandola si dovrebbe riuscire ad entrare in contatto con gli spiriti

A ciò è anche molto semplice ricollegare il fenomeno dei “santi” e della loro incredibile diffusione proprio nel Maghreb ed in aree come Senegal. L’Islam, infatti, prevede che si debba compiere almeno una volta nella vita un pellegrinaggio alla Mecca; se al giorno d’oggi la possibilità d’intraprendere questo viaggio è, tutto sommato, una questione meramente economica, un tempo non era assolutamente così. Un marocchino del 1500 doveva probabilmente impiegare almeno 6 mesi per espletare l’impegno religioso, cosa tanto notevole da meritarsi addirittura l’appellativo di “Hajji”, rimasto ancora in molti cognomi. Decisamente più pratico era recarsi in pellegrinaggio a qualche grande uomo locale, sicuramente non allo stesso livello ma decisamente più fattibile.

Ignoranza e cialtroni

Altro ed ultimo elemento che ha potenziato il tutto proprio in queste terre è, senza ombra di dubbio, il grande analfabetismo del paese. Seppur in crescente calo, infatti, l’analfabetismo è ancora sviluppato in diversi strati della popolazione cosa che, unita alla grande povertà che ne comporta, spinge molti nelle facili mani di streghe e ciarlatani.

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Basti pensare, infatti, a come può percepire un ignorante ed analfabeta, magari vissuto solo nel suo piccolo villaggio, un malato di schizzofrenia o affetto dalla sindrome di Down. In questi casi si tendeva direttamente a ricorrere a maghi ed affini i quali, con l’utilizzo di mirabolanti formule, esorcizzavano il malato, talvolta peggiorando la situazione. Non sempre, poi, tali riti sono svolti per ingraziare o proteggere, alle volte la gente vi si rivolge anche per portar del male su estranei, andando così a peggiorare sicuramente la situazione. La difficoltà economica e la malasanità, poi, sono altri elementi che spingono i più ignoranti a cadere in tali raggiri, trasformandoli in ferventi protettori dei loro “salvatori” e preservandoli da un confronto con le autorità.

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