Ànison. Ànisum. Anice.

Oggi parliamo di una “stella della cucina” che ci accompagna da tempi immemori nella preparazione di piatti salati, dolci e nei liquori, dov’è più famosa: l’anice! Amatissimo dagli speziali, gli erboristi del Medioevo, il suo nome deriva forse proprio dalla sue proprietà curative.

Amato da tutti

L’anice deriva probabilmente dal Medio Oriente, ma è arrivato a diffondersi in tutto il bacino del Mediterraneo molto in fretta. Già usata in alcune carni sia da Greci che da Romani, nel Medioevo divenne parte integrante di tantissime pietanze, notoriamente infatti i cibi di quel periodo risulterebbero particolarmente agrodolci ad un palato di oggi.

Un nome tante facce

Si distinguono tre varietà di anice, la più famosa nell’immaginario collettivo è quella a forma di stella. Si tratta appunto dell’anice stellato, l’ Illicium verum,arrivato in Occidente attraverso la Russia solo nel XVII secolo. La sua famosa stella non è altro che un acheno, un “contenitore” dei semi veri e propri che si trovano nelle punte. Nonostante questa notorietà , l’anice più comune è quello verde (Pimpinella anisum), semi dalla forma ovale che più spesso si trovano in commercio in polvere.

Anice verde o Anice comune
Anche come incenso

Esiste poi un varietà, amatissima in estremo Oriente, lo Zanthoxylum piperitium detto anice pepato, dal sapore intenso, pungente, acre quindi meno gradevole al gusto e meno consumato …così come l’Anice stellato del Giappone, addirittura velenoso, le cui fibre (corteccia, foglie) essiccate e in polvere sono usate come incenso cerimoniale.

Pulsioni antiche

Fin dall’antichità questa erba venne ritenuta benefica sotto molti aspetti. Tra i romani pare venisse usata come ingrediente di uno speziatissimo dolce, probabilmente predecessore delle torte nuziali odierne, e non a caso: pare infatti che fosse ritenuta una spezia afrodisiaca. Nel I sec. d.C. Dioscoride parlando dei Latini elencò le varie qualità medicinali che il popolo attribuiva a questa spezia, tra le quali quella di combattere l’impotenza, di stimolare il coito e di risvegliare Venere. Una delle presunte etimologie del termine ricollega anice (dal greco anison e successivo latino anisum) per questo a parole greche traducibili con “eccitare” o “avvampare”.

Fiore dell’anice stellato del Giappone, tossico!
Cura e piacere

Oltre al fattore eros, l’anice veniva comunque ritenuto ottimo rimedio ” medico” contro alitosi e coliche intestinali, la seconda etimologia del termine lo ricollega infatti al verbo greco “aniemi“, scacciare, proprio per le proprietà antidolorifiche del vegetale.

“Il seme di anice rende l’alito lieve e profumato. Utile come dissetante, impedisce il gonfiore di stomaco. Fa produrre più latte alle donne, e stimola il desiderio concupiscente. Questo seme fa del cibo un piacere…”.
Fuchs in Novo Erbario (1543)

Odore inebriante

L’anice infine è componente fondamentale di tantissimi liquori, usati come digestivi, come “correzione” del caffè ma anche per insaporire preparazioni in cucina. Re del liquore all’anice è fra tutti l’Assenzio, protagonista di epoche recenti ma dalle origini antiche, così come altri liquori, tipici nostrani: l’Anicetta della Sila, la Sambuca, il Tutone in Sicilia, il Mistrà e l’Anisetta nelle Marche. Nel resto del mondo possiamo trovare tra gli altri il Pastis e l’Anisette in Francia, il Rakı in Turchia, l’Ouzo in Grecia, l’Arak nella Mezzaluna Fertile. Insomma, piace ovunque.

Pronti ad andare a caccia di anice? In Italia è ormai considerata pianta spontanea, aguzzate la vista e nel frattempo seguiteci sulla nostra pagina facebook, su SpotifyYouTube e Instagram, oppure sul nostro canale Telegram. Per i più intrepidi abbiamo inoltre in corso un progetto a tema libri. Ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e ci aiuta a dedicarci sempre di più alla nostra passione: raccontare il Medio Oriente.
Ci vediamo nel prossimo articolo, chissà dove arriveremo questo Settembre…

 

 

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