“Sound of Berberia”, intervista al regista

Questa settimana vi abbiamo fatto fare un viaggio nella musica tuareg, abbiamo pensato che il modo migliore fosse concludere con vero e proprio roadmovie. “Sound of Berberia” è un viaggio di due amici nel deserto alla ricerca della vera musica amazigh. Siamo orgogliosi di presentarvi Tarik El Idrissi, regista di questo progetto partito da lontano e che si avvia ora nella sua fase finale.

K: L’idea del film viene da lontano, ma qual’è stato il primo episodio che vi ha portato a pensare di farci un film?

T: Quando ero studente alla scuola di cinema, mi è stato detto fin da subito di pensare al messaggio che volevo comunicare, è lì che ho capito che volevo portare la musica e la cultura amazigh in un vero e proprio film. Speravo di partire con mio cugino per fare una sorta di roadmovie ma diversi problemi ci hanno continuamente frenato nella partenza. In un certo senso questo è film del viaggio che avrei voluto sempre fare con lui e anche il modo in cui l’abbiamo girato verte su questa idea.

Sound of Berberia

K: La trama racconta di 2 fratelli giunti in Nord Africa per trovare il “vero suono amazigh”; potete dirci di più riguardo alla trama? Cosa spinge Kino e Fouad ad intraprendere questo viaggio e chi è la misteriosa Amina?

T: Le prime stesure della sceneggiatura riguardavano sopratutto Kino e Fouad, Amina ha acquisito peso con l’avanzare del progetto. Volevamo fare qualcosa che fosse un ibrido fra un documentario ed un film e ci siamo accorti che il suo personaggio poteva essere molto interessante.

Sound of Berberia

Kino è un immigrato marocchino alle Canarie che, una volta tornato ad Al Hoceima dall’amico Fouad, intraprenderà questo viaggio. Ai due si aggiungerà poi Amina, misteriosa giornalista alla ricerca di uno scoop, e insieme partiranno per il Mali.

K: Cos’è per voi la “vera musica amazigh” e da dove nasce il vostro desiderio per questa ricerca?

T: Il “vero suono” è una metafora per qualcosa che supera ogni frontiera, quale sia poi, in particolare, verrà svelato alla fine del film. Con il nostro lavoro di ricerca per “The Sound of Berberia” speriamo di aver messo in luce quanto sia ricca di diversità la lingua e la cultura amazigh. Basti pensare che si va da melodie “andaluse” come quelle delle Canarie a veri e propri ritmi africani come quelli intonati dai tuareg del Sahara.

K: Il suono della musica amazigh si compone di svariate anime che vanno, solo nel caso algerino, dai cabili ai tuareg, quanto è stato difficile organizzare il tutto?

T: La maggior parte del film è stata girata in Marocco a causa delle difficoltà logistiche di andare in altri luoghi. Purtroppo sarebbe stato impossibile girare in luoghi quali, ad esempio, Timbuktu a causa dei gravi problemi nel paese.

K: Qual’è, se lo ha avuto, l’impatto del “Festival au Desért” sull’ideazione del film e in generale sulla cultura berbera?

T: Naturalmente ci ha influenzato moltissimo, doveva una delle tappe del viaggio con mio cugino. Avevamo anche preso dei contatti con delle guide locali per godere appieno del Festival, un tempo il deserto era in pace.

Sound of Berberia

K: Anche nel suo precedente film “le voyage de Khadija”, affrontava il tema del ritorno alla terra natia. Quanto è forte questo desiderio nella cultura marocchina? In questo vede differenze fra imazighen/berberi ed arabi?

T: È tanto presente nella mia filmografia quanto nella cultura marocchina, un desiderio molto forte e che torna ciclicamente a galla. La questione dei due popoli è complessa ma, dal punto di vista amazigh, non ci sono arabi in Marocco ma solo imazighen arabizzati. Di conseguenza è molto difficile stabilire se vi siano vere e propria differenze.

K: Cosa rappresenta per Tarik El Idrissi questo film e cosa vorrebbe trasmettere al proprio pubblico?

Innanzitutto vorrei mostrare davvero il popolo amazigh e far riscoprire a sé stesso la propria identità, in un viaggio che unisce radici e musica. Non vedo l’ora di farvi immergere nella mia cultura, un tesoro che sono fiero di svelarvi.

Ringraziamo profondamente il regista Tarik El Idrissi per la bella intervista e Marta Bettenzoli per averla organizzata. Il film al momento è stato girato e sta raccogliendo fondi per completare la post-produzione, se siete interessati al progetto non vi resta che contribuire. Cliccate qui per vedere il loro progetto crowfunding, per ogni donazione ci sono ghiotte ricompense. Seguiteli su Facebook ed Instagram per rimanere sempre aggiornati.

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