Oscar 2019, tripletta Middle East

Nella notte degli Oscar a brillare è anche il cinema del Medio Oriente. Ad esser premiati un solo film e 2 attori che, ormai è certo, costituiranno il futuro dell’industria cinematografica Usa.

Malek, il Mercury perfetto

Sono le due nomination dove ci si attendeva un successo Middle Eastern oriented, arrivato senza troppe sorprese in entrambe le categorie. Rami Malek è protagonista assoluto, vincendo l’Oscar alla sua prima nomination. Irresistibile il suo Freddie Mercury che ha saputo convincere come mai nessuno prima di lui, portando una storia di immigrazioni che affonda le sue origini nel DNA di Malek.

Molto commuovente, infatti, come l’attore abbia sottolineato con fierezza il proprio essere anche lui figlio di migranti, giunti dall’Egitto solo pochi anni fa. Bellissimo gesto da parte sua e sintomo di grande umiltà, specie in un momento come questo.

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Rami Malek

“Abbiamo fatto un film su un omosessuale, immigrato, che ha vissuto impudentemente, e il fatto che questa sera stiamo festeggiando lui e la sua vita è la prova che abbiamo bisogno di storie come questa” Rami Malek

Il bis di Ali

Se per Malek si tratta della prima volta, per Mahershala Ali si tratta del secondo Oscar nel giro di soli 2 anni. Dopo aver trionfato come Miglior attore non protagonista in “Moonlight”, Ali si conferma con un’interpretazione di grandissimo spessore, stavolta in compagnia di Viggo Mortensen in “Green Book”.

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Mahershala Ali

Il film racconta dell’amicizia fra il buttafuori italo-americano Tony Vallelonga e il pianista afroamericano Don Shirley, in viaggio per una tournée nel Sud degli States. Una traversata in cui i due capiranno il ruolo dell’amicizia, al di là dei pregiudizi che affliggono questo incredibile e gigantesco paese. Mahershala Ali è musulmano dal 2000 e appartiene al movimento Ahmadiyya, nato in Punjab nel 1889.

Sorpresa femminile

Se i primi due premi erano nell’aria, è il terzo che più di tutti ci ha sorpreso positivamente. A vincere la categoria per Miglior cortometraggio documentario è stato infatti “Il ciclo del progresso”, un film che mette in risalto quello che tutt’oggi è considerato un vero e proprio tabù in India: il mestruo.

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Da sinistra: Melissa Berton e Rayka Zehtabchi

Le registe Rayka Zehtabchi (di origini iraniane) e Melissa Berton, ci mostreranno come le donne delle campagne indiane abbiano iniziato a produrre assorbenti a basso costo per rendersi indipendenti dagli uomini. Un coraggio incredibile per un tema fin troppo scottante in India, paese vittima da anni di un’ondata sempre crescente di stupri. Potete trovare il documentario su Netflix, noi lo avevamo già individuato da un po’, aspettatevi a breve un articolo.

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