Suriname, centro del mondo

Concludiamo la settimana dedicata all’Olanda con una delle sue comunità più rappresentative in assoluto, quella del Suriname. Un paese incredibile, unione di ogni popolo su questa terra

Centro d’Amazzonia

Il territorio del Suriname è stato abitato fin dal 3000 a.C. da tribù arawak, alle quali se ne aggiunsero poi altre quali i Carib, gli Akurio e i Triyò. La convivenza di tante diverse tribù, ha fatto sì che il Suriname fosse fin dall’alba dei tempi uno dei centri più etnicamente vari di tutto il Sud America, cosa che si ampliò ulteriormente con l’arrivo dei coloni europei.

Suriname
“L’albero della vita” in Surinameplein ad Amsterdam, a commemorazione dell’unione di tali culture

Il Suriname fu conteso, a partire dal 17° da inglesi ed olandesi, i quali riuscirono solo con il trattato di Breda del 1667 ad annetterlo definitivamente. Il commercio della colonia era basato sopratutto sulle piantagioni di zucchero e ciò comportò un immenso impiego di schiavi africani. Molti di essi, però, riuscirono a liberarsi dai loro padroni, fuggendo nell’entroterra ed unendosi agli indigeni locali. Fenomeni di questo tipo erano tanto frequenti da far nascere un vero e proprio nuovo “gruppo etnico”, i Cimarroni, termine che deriva dallo spagnolo “cimarrón” e che vuol dire “inselvatichito”. Quest’ultimi organizzarono veri e propri atti di guerriglia contro i loro ex padroni, riuscendo ad ottenere persino un proprio status autonomo.

Fra nuove fedi ed indipendenza

Nel 1863 venne ufficialmente abolita la schiavitù, ciò causò uno spostamento in massa verso la capitale e la necessità di nuova manodopera a basso costo. Gli olandesi importarono allora lavoratori dall’Indonesia, allora loro colonia, dall’India, dalla Cina e dal Medio Oriente, trasformando ancora una volta la popolazione locale. Attualmente, infatti, solo il 48% degli abitanti si professa cristiano (metà dei quali protestante e metà cattolici), mentre il 22% è induista ed il 14% musulmano.

Suriname
Fra calcio, Ajax e skateboard ad Amsterdam

Nel 1975 il paese ottenne l’indipendenza dall’Olanda e venne offerta ai precedenti sudditi della corona d’Orange di scegliere la propria nazionalità; molti di loro scelse di trasferirsi in Europa e ciò causò la più grande migrazione del paese. Nel 1980 Dési Bouterse effettua un colpo di stato, dando via ad una guerra civile che terminerà solo 1991 con le prime elezioni libere del paese. Dopo esser stato incarcerato per 11 anni, nel 2010 l’ex dittatore viene incredibilmente eletto a presidente, venendo rieletto nel 2015.

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