Intervista a Calcioturco

È con grande piacere che vi presento Renato Boschetti di Calcioturco, colui che mi ha ospitato durante il soggiorno ad Amsterdam (esperienza per la quale non posso che ringraziarlo ancora infinitamente). La sua pagina è da sempre uno dei nostri punti di riferimento, un’intervista era d’obbligo.

K: Come nasce la tua passione ed il progetto di Calcioturco?

R: Calcioturco nasce da una brillante intuizione del fondatore Bruno Bottaro, nel Novembre del 2013. Come ho avuto modo di scoprire conoscendo Bruno, entrambi siamo sempre stati affascinati da quel mondo così lontano eppur così vicino capace di esaltarsi in maniera eclatante attorno a 22 ragazzi che giocano a pallone.

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Il logo di Calcioturco

La mia passione per il calcio turco nasce da bambino, quando nel lontano 1996 andai ad Istanbul per la prima volta e rimasi incantato nel vedere una città così grande che respirava calcio in maniera così calda e colorata, con un forte radicamento territoriale, come poi ebbi modo di scoprire. Nel 2014, poi, a seguito di un viaggio in bici da Roma ad Istanbul, la definitiva folgorazione, che mi ha portato a conoscere Bruno ed ad entrare nella famiglia di Calcioturco.com

K: Ad Amsterdam vive una grandissima comunità turca, qual’è il loro rapporto con il calcio? Hai notato qualcosa di particolare stando qui?

R: Amsterdam è, di suo, una città molto aperta alla multiculturalità e, sicuramente, molto vicina alla Turchia in termini di mentalità. Ci sono quartieri, come Oud-West dove vivo, in cui la maggioranza della popolazione è chiaramente di origine turca, con locali pubblici, ristoranti e moschee che sono tranquillamente inseriti nel tessuto urbano della città. Allo stesso modo, la comunità turca è molto presente e ben vista e, di conseguenza, è facile vedere ragazzi e ragazze passeggiare, fare jogging o andare a fare spesa con maglie o tute di Galatasaray, Fenerbahçe o Trabzonspor.

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A destra Oğuzhan Özyakup, nato a Zaandam, nei pressi di Amsterdam

Il finale della scorsa stagione è stato vissuto in maniera molto colorita, con la lotta all’ultimo punto tra Galatasaray e Basaksehir, ed essendo i primi molto seguiti, a maggio/giugno era molto comune vedere tifosi cimbom esultare nelle strade olandesi per il double. Le squadre olandesi, invece sono più frequenti nelle generazioni dei millennials, segno di maggior integrazione e inclusione nella società, con una netta predominanza per l’Ajax, almeno ad Amsterdam.

K: In questo momento in Italia assistiamo ad un numero sempre maggiore di “acquisti turchi”, a cosa credi sia dovuto questo cambio di trend?

R: La riscoperta dei calcio e dei giocatori turchi è sicuramente un dato che non può che farci piacere, visto che siamo di fronte ad una generazione dorata per la Superlig e per la Nazionale Turca. La multiculturalità che si è venuta a creare e la presenza di molti turchi di seconda/terza generazione in paesi come Germania, Olanda, Belgio e Svizzera sta portando ad una netta apertura delle influenze calcistiche in Turchia, cosa che ha reso il calcio turco appetibile e variegato.

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Hakan Çalhanoğlu, centrocampista del Milan

Il fatto che non solo le piccole squadre, ma anche Juventus, Milan e Roma siano piene di giocatori turchi è motivo di orgoglio in patria, dove la Serie A è molto seguita e i top club italiani sono ancora molto amati. Non è un caso che recentemente, BeinSports abbia investito molto sui diritti della serie A in Turchia.

K: Cosa ti affascina maggiormente del calcio turco? Hai qualche aneddoto particolare che ti ha “segnato”?

R: Il calcio turco ha origini molto più recenti che nell’Europa occidentale, basti pensare che la federazione turca (TFF) nasce solamente nel 1923, ben 20 anni dopo la nascita del primo club turco, il Beşiktaş. I “primi calci” erano appannaggio di stranieri e soldati, anche perché le condizioni climatiche e sociali inizialmente erano non proprio favorevoli. Fine anni 30 arrivano anche i primi allenatori stranieri e un know-how occidentale che spalanca le porte del football nei cuori dei turchi, anche se il vero boom si ha alla fine degli anni 90 con le prime ribalte europee di club. La cosa fantastica e quasi unica del calcio turco è il senso di appartenenza che lega club e città, o nel caso di Istanbul, quartieri.

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Lo stadio del Galatasaray

Se si toglie il caso del Galatasaray, unica squadra “nazionale” con club sparsi un po’ ovunque, tutte le altre, comprese le big, sono strettamente legate al proprio territorio. Il Fenerbahçe, ad esempio, è l’anima asiatica di Istanbul, e non a caso i derby con Beşiktaş e Galatasaray sono molto sentiti e “colorati”, vuoi per rivalità storiche e/o “affinità” politiche. A fare da quarto incomodo, storicamente, c’è il Trabzonspor, unico club capace di portare il titolo lontano da Istanbul e acerrimi nemici del Fenerbahçe, storicamente la squadra dei “potenti”, del potere centrale. Il mio primo ricordo, ovviamente, è legato al Galatasaray, avversario piu volte del Milan in Champions, ma di cui mi appassionai in occasione dell’unico successo turco in ambito Uefa, nell’ormai lontano 2000. Ma è dal vivo che il calcio turco da il meglio di sé: nel 2018, ad esempio, ho avuto occasione di assistere allo scontro decisivo per lo scudetto tra Galatasaray e Basaksehir.

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Ünal Karaman, leggenda del Trabzonspor

Le strade e i vicoli di Istanbul, da Galata allo stadio, passando per Taksim e le metropolitane, si erano colorate di giallorosso e l’odore acre dei fumogeni aveva invaso l’atmosfera. Io e Bruno ci siamo fatti quasi trasportare dall’onda giallorossa fino al tripudio finale. Ma il ricordo più bello, senza dubbio, è legato ad una partita del Trabzonspor, vista con dei tifosi locali in una “bisca/taverna”, un’esperienza in cui mi sono ubriacato con i cori e i colori della tifoseria locale e lasciato il cuore per la forte passione dei bordomavi karadeniz, una delle più attaccate alla storia della loro maglia.

K: Quali sono i progetti per il futuro di Calcioturco?

R: Nel futuro speriamo di riuscire a mantenere una copertura capillare del campionato e dell’intero mondo calcistico turco, un mondo in espansione e, si spera, pronto per il salto di qualità, magari già da Euro 2020. In cantiere c’è anche la possibilità di portare calcio turco in libreria, raccontando per la prima volta in Italia le mille sfaccettature della Turchia vivendole dal punto di vista calcistico, una sorta di tour anatolico nel pallone, perché la Turchia non è solo Istanbul e non è solo un insieme di cliché.

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Renato Boschetti

Grazie mille infinite per la splendida intervista, potete seguire Calcioturco anche su Facebook ed Instagram. Noi torniamo domani con l’ultimo articolo (di questa serie) sull’Olanda ed una sua particolare popolazione: i surinamesi. Da giovedì, poi, 3 libri e domenica podcast sul Çay, ovvero il tè. Seguiteci sulla nostra pagina facebookSpotify e Instagram, oppure sul nostro canale Telegram. Se ti va, inoltre, abbiamo anche in corso un progetto a tema libri. Ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e ci aiuta a dedicarci sempre di più alla nostra passione: raccontare il Medio Oriente.

 

 

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