Vicolo del mortaio – Nagib Mahfuz

Ovvero: l’umanità in fermento.

Oggi vi parliamo di un romanzo vivido, pubblicato in Egitto nel 1947. L’autore senza troppe introduzioni è Nagib Mahfuz, ad oggi unico esponente del mondo letterario arabo ad aver ricevuto il Premio Nobel per la letteratura. Ci porta con sè nei vicoli polverosi del Cairo e ci svela spaccati di vita fatta di miseria e dramma ma ricca di umanità.

Moto perpetuo

Nel Vicolo che Mahfuz ci racconta nulla è fermo. Per l’antica via del Cairo amicizia, amore, odio e favori legano gli abitanti l’uno all’altro e li muovono in un incessante brulichio di storie. In un periodo tanto difficile (siamo alla fine della II Guerra Mondiale) il lecito e l’illecito si mescolano e confondono, le passioni moralmente accettabili o meno sono all’ordine del giorno.

La comunità

Il Premio Nobel riporta nude le trasgrissioni e gli istinti degli abitanti del vicolo e li descrive attraverso il pensiero della comunità, più preoccupata dell’apparenza che della sostanza, ma lo fa senza giudizi, aprendo così il lettore ad una visione piacevolmente sorprendente di una società all’epoca per certi versi più tollerante di oggi.

“La poetica qualità della sua prosa…”

Discorso di assegnazione del Premio Nobel

Il tempo

Lo scorrere del tempo è veloce nel Vicolo che Mahfuz ci racconta come un microcosmo. I personaggi sempre sotto il velo pesante della guerra compiono, o non, scelte importanti. Come il commerciante diviso tra i dubbi riguardo il destino del suo negozio e l’amore impossibile per la ventenne del vicolo, il proprietario del caffè e la sua propensione per i giovani uomini e la conseguente pazzia della moglie, lo sfruttatore di mendicanti sadico nel procurar loro le infermità, poi Abbas, il giovane senza arte né parte invaghito della bellissima Hamida. Le soluzioni ai loro problemi arriveranno con il tempo e con l’ingegno, propri dell’uomo che mira sempre a migliorare il domani.

In due parole: Impareggiabile Mahfuz

Nagib Mahfuz, degno del suo nome ancora una volta stupisce per la poesia delle sue parole. Questo di certo non è il suo miglior romanzo ma riflette a pieno il suo stile e la sua capacità: fa entrare il lettore nelle strade del Cairo. Disegna queste storie con pennellate delicate e allo stesso tempo piene, i discorsi si alternano a riflessioni sui valori dei personaggi stessi. Ognuno ha il suo spazio, il suo pensiero e ogni personalità viene svelata in ogni sua caratteristica e qualità, solo così si può davvero dar vita al protagonista del romanzo: il Vicolo del mortaio.

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