Un’altra festa

È passata. Anche quest’anno l’Eid al Adha, la Festa del sacrificio, la Pasqua islamica, è finita. Passata in sordina in Italia, fatta eccezione per le solite proteste di chi per moda o per ideale si oppone alla macellazione rituale.

Per i musulmani però il senso profondo della Eid al Kibir, la Festa Grande va ben oltre l’atto pratico della macellazione… O almeno dovrebbe. Certo si sacrifica l’animale, in ricordo della sostituzione di Ismaele con la pecora portata dall’angelo, si condivide la carne con i più bisognosi, si ringrazia Dio e in alcuni Paesi si chiede scusa agli amici, ai parenti.

Ma soprattutto si ricorda la fiducia che Abramo e suo figlio riposero in Dio abbandonandosi al suo decreto, in fin dei conti una duplice condanna a morte: fisica del figlio, dell’anima per il padre.

Abramo è disposto ad uccidere il figlio avuto da Hajar, ma la sua mano viene fermata in tempo.

La vita viene donata da Dio tramite i genitori. Non scegliamo noi di vivere o tanto meno che vita vogliamo. È il dono per eccellenza perché difficile da ripagare, se non replicandolo: dando cioè in dono la vita a propria volta. Un genitore cioè si trova in una situazione di “ripagamento” del debito verso i propri genitori e verso Dio. Fatta questa premessa capiamo come ad Abramo venga chiesto moltissimo.

The sacrifice of Ishmael, Ottoman miniature, manuscript. Turkey, 16th century.


Annullare il proprio “saldo”, ritornando in debito nei confronti di Dio. Compiere un peccato enorme uccidendo un innocente. Reprimere il proprio ego, i sentimenti verso il proprio figlio, che in genere un padre ama più di se stesso. E venire meno al proprio dovere di padre: preservare la vita del figlio.

Ma Abramo si sottomette a Dio. Islam vuol dire infatti sottomissione. Abramo va contro la sua stessa ragione, contro i suoi principi e contro le sue passioni.

E Ismaele (o Isacco per i Cristiani) accetta la morte, la fine della speranza, delle potenzialità che ha il suo futuro. Accetta il non poter far altro della sua vita, nè altro bene, nè altro male. Nessun rimedio a ciò che è stato: quel che è fatto è fatto.

Ecco entrambi si rassegnano, accettano il volere divino, seppur appaia assurdo, incomprensibile.

Ma Dio ricompensa, Allah non è un dio sadico. Non vuole il male dei propri servi. Questo, Abramo, Ismaele e in generale tutti i pii predecessori sembrano saperlo, non disperano, si abbandonano al volere di un Dio che è prima di tutto Clemente e Misericordioso ma anche ASH-SHÂKIR …il Grato e il Riconoscente, cioè Colui Che ricompensa (le buone opere, la fede pura). Abramo e Ismaele sono l’archetipo, l’esempio perfetto di musulmano.

Seguiteci sulla nostra pagina facebookYouTube e Instagram, oppure sul nostro canale Telegram. Ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e ci aiuta a dedicarci sempre di più alla nostra passione: raccontare il Medio Oriente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close