“Dukhtar” di Afia Nathaniel

Continuiamo la settimana dedicata ai prodotti Netflix con un film pakistano: Dukhtar. La pellicola ci racconta della fuga di una giovane madre pronta a tutto per evitare alla figlia un matrimonio prematuro con un vecchio capo tribù. Un viaggio che ci porterà dalle montagne del Gilgit-Baltisan fino a Lahore, esplorando diversi aspetti del Pakistan.

Dukhtar

La giovanissima Allah Rakhi è costretta a lasciare Lahore per sposare l’anziano capo Daulat Khan che vive nelle impervie montagne pakistane. Due decenni dopo, Daulat Kahn decide di offrire sua figlia di dieci anni in sposa al suo rivale Tor Gul, ma Allah Rakhi fugge con la figlia per salvarla da un destino a lei già tristemente noto. Madre e figlia verranno scortate da un pittoresco autista di camion, che suo malgrado si troverà coinvolto fino al collo nel viaggio fino a Lahore.

Un viaggio in Pakistan

Il film è un tentativo estremamente interessante di mostrare il Pakistan nella sua interezza e nella sua complessità, questo sia per i luoghi che per le diversità fra gli abitanti. Naturalmente un film di 90 minuti non può esaurire appieno tutto, ma riesce comunque a coprire un ampissima gamma di aspetti. Viene naturalmente messa in luce la differenza fra la vita nelle montagne e a Lahore, letteralmente due mondi diversi che convivono nella stessa nazione. Naturalmente la denuncia sociale è fortissima, mettendo in luce un problema purtroppo assolutamente attuale come quello delle spose bambine.

Menzione d’onore va agli scenari del film, girato sopratutto nella regione del Gilgit-Baltisan. Impossibile non lasciarsi ammaliare dagli scenari messi in mostra in questo film, parte integrante del viaggio dei 3 e delizia per gli occhi stanchi dai tanti sottotitoli. Il film è presente infatti su Netflix solo in lingua originale, una fatica che, se siete interessati a quest’area, può assolutamente valer la pena fare.

Una considerazione (spolier)

Dalla prima scena del film ci viene mostrata l’enorme paura che la madre prova per il matrimonio della figlia, cosa assolutamente normale e sacrosanta, peccato che sembra interessi davvero solo a lei. Ci spieghiamo meglio: nel film le ricerche degli uomini di Tor Gul si fermano circa al 2°/3° giorno, lasciando ad un uomo al fratello di Daulat Khan la patata bollente. Fin dalle prime scene, però, ci viene mostrata la bramosia che questi prova verso Allahi Rakhi e ci è dunque chiaro fin da subito quale sia il suo reale obiettivo finale. L’interesse per la bambina cesserà poi del tutto con la morte del capo clan, organizzata dai suoi scagnozzi proprio poco prima del previsto matrimonio.

Dukhtar
Allah Rakhi e la figlia Zaineb

Ciò ci fa pensare quanto, paradossalmente, le spose bambine siano solo una delle tante conseguenze di un problema di fondo maggiore: il valore della vita umana. Ci viene mostrato, infatti, quanto la vita di tutte queste donne valga quasi 0 per gli uomini del posto, trasformate in una sorta di beni da barattare e/o catturare. Uno scenario impietoso per la normalità con cui viene affrontato ed al quale solo l’autista, Sohail, sembra fare da contrappeso. Diventato mujahid a 14 anni, abbandonerà tutto per amore di una donna, purtroppo morta poco dopo. L’amore per la vita che trionfa sulla brutalità dell’uomo.

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