Redstar Radi, il vero rap tunisino

Uno dei rapper in assoluto più interessanti della scena underground tunisina. Paragonabile a personaggi quali Omar Offendum e Quf, Redstar Radi è l’artista che meglio rappresenta il rap dei suoi anni d’oro, portandoci ad atmosfere sempre più rare.

Redstar Radi

Nasce a Sousse nel 1982 e nel 2009 debutta sulle scene internazionali insieme al gruppo da lui fondato: Redstar. Con la band registrerà oltre 150 brani, salvo poi scegliere di iniziare la propria carriera da solista nel 2013. Manterrà “Redstar”, ma a questa aggiungerà Radicali, spesso abbreviato in Radi, un nome che esprime appieno il suo mondo di intendere la musica.

Il primo successo sarà Donya, seguito a brevissima ruota da Train e Polika, 3 gioielli che lo consacrarono sulla scena locale, permettendo alla sua fama di crescere anche oltre frontiera. Nel 2015 produrrà il suo più grande successo di sempre: Letter to my Son, considerata da diversi una perla dell’underground tunisino.

Underground

Redstar Radi fa parte di quella strettissima cerchia di rapper che utilizzano la musica come mezzo per esprimere sé stessi, meglio se lontano dal successo e più vicino alle proprie idee. Esempi di questo tipo sono, ad esempio personaggi quali Omar OffendumQuf e Shadia Mansour, artisti da sempre legati ad idee e filosofie ben precise, che hanno fortemente condizionato il proprio percorso e i propri testi.

Con il nome di Redstar Radicali, d’altronde, non fa nulla per nasconderle ma, come normale conseguenza, non aspettatevi numeri incredibili. La sua musica non è per tutti ma solo per i veri amanti di hip hop, specie se quello dei primi anni. A differenza di BaltiAkram Mag e, seppur in minor misura, Kafon, Redstar non cerca in nessuna maniera il contatto con il pop, riportandoci ad atmosfere quasi leggendarie a cui siamo sempre meno abituati.

Il rap che ci piace

Personalmente non abbiamo mai apprezzato più di tanto i rapper che ci comunicano quanto fumano, si divertono o sono grossi, preferiamo chi sfrutta appieno il mezzo. Il corrispondente ideale del rap è la poesia e noi, da amanti di Mahmoud Darwish, non possiamo fare a meno di godere quando ad essa viene aggiunto anche del ritmo. Caso perfetto di questo nella discografia di Redstar è l’album “Back to the the roots” nel quale, oltre al suo solito rapping, è presente anche una base davvero incredibile, in grado di fondersi alla perfezione con il suo stile. Se siete amanti della Golden age dell’hip hop ci ringrazierete a lungo.

Purtroppo, non conoscendo così bene l’arabo, del testo in sé capiamo frammenti, ma se qualcuno volesse dedicarsi a tradurre qualcosa saremmo felicissimi di pubblicarlo. Seguiteci sulla nostra pagina facebookSpotify e Instagram, oppure sul nostro canale Telegram. Se ti va, inoltre, abbiamo anche in corso un progetto a tema libri. Ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e ci aiuta a dedicarci sempre di più alla nostra passione: raccontare il Medio Oriente.

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