Azerbaijan, la terra delle mille anime

Abbiamo pensato non ci potesse essere paese migliore dell’Azerbaijan per partire con l’esplorazione del Caucaso. Un luogo magico e che, più di ogni suo vicino, è stato in grado di assorbire le culture e le tradizioni di coloro che gli erano intorno.

Azerbaijan, la terra del fuoco

Il nome deriva da Oder-bey-can, una composizione di parole turche che, letteralmente, significa “l’anima dei nobili guerrieri del fuoco (sacro)”, cosa che fornisce già moltissime informazioni su questo luogo. Fin dall’antichità, infatti, questi territori erano profondamente connessi con i culti dedicati al fuoco per via del suo suolo particolarmente abbondante di petrolio e di gas naturali. Quando il zoroastrismo fu religione di stato in Persia, infatti, l’Azerbaijan era ritenuta una terra assolutamente sacra e in molti si recavano qui in pellegrinaggio fin dall’India.

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Yanar Dağ, la montagna che brucia

Attenzione però, il paese non fu solo un luogo di culto ma, grazie anche alla sua posizione strategica sul Mar Caspio, venne da sempre conteso fra le potenze locali, portando a delle commistioni di culture rare da trovare nel mondo.

Persiani, turchi, mongoli e russi

I primi abitanti autoctoni furono gli albanesi caucasici che riuscirono a formare un regno autonomo nel I secolo a.C. dopo esser conquistati da Medi, greci e aver a lungo subito influenze romane. Proprio in virtù di quest’ultime, il regno divenne cristiano nel IV secolo, rimanendo tale fino al VIII secolo. Dopo diverse dominazioni persiane ed arabe, l’Azerbaijan passò sotto la dinastia degli Shirvanshah che dominarono fino al ‘500 la regione, trasformandola in uno dei fiori del mondo persiano.

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Moschea di Bibi Hayat a Baku, ricostruzione di una più antica della dinastia Shirvanshah

Questa famiglia era infatti di origine araba ma con il tempo aveva adottato costumi sempre più affini a quelli persiani fra cui, ad esempio, all’Islam sciita. A loro risale infatti la conversione dell’area che, con l’arrivo degli arabi e il sempre più forte affermarsi dei turchi, era a maggioranza sunnita. Durante tale dinastia il paese toccherà alcune delle sue più alte vette culturali, donando al mondo poeti di incredibile talento quali Nezami o Khaqani. Il primo, in particolare, è conosciuto tutt’oggi come uno dei poeti più raffinati e di talento che l’intera storia abbia mai conosciuto, autore di Majnun e Layla, il “Romeo e Giulietta persiano”. Fondamentale sarà però anche l’apporto dato dalle tribù turche lì stabilitesi che cementeranno la la loro vicinanza al resto del mondo turco e dell’Asia centrale. Non è un caso che le novelle di Dede Korkut siano ambientate proprio in questi luoghi. Una volta caduta questa famiglia il governo passò all’impero persiano, prima sotto gli Zand e poi sotto i Qajar, i quali lo dovettero però infine cedere all’Impero russo con i trattati del Golestan.

Post URSS

Durante l’URSS, il paese era unito ad Armenia e Georgia sotto il nome di “Repubblica Transcaucasica”, cosa che creò non pochi problemi dopo la sua caduta. Territori come il Nagorno Karabakh, infatti, sono tutt’oggi contesi fra Azerbaijan ed i suoi vicini, il che rende gli animi particolarmente caldi e accesi nella regione. Quell’area in particolare venne assegnata da Stalin agli azeri ma vi fu subito una fortissima opposizione da parte degli armeni, i quali la considerano come nucleo “dell’Armenia storica”. Ciò ha fatto sì che l’area venisse da loro occupata, contando anche sull’appoggio di Yerevan; questo ha naturalmente provocato una fortissima crisi fra i due paesi che non sembra voler cessare.

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Baku, fra antico e moderno

Su tale argomento, basti vedere i problemi che hanno coinvolto il calciatore dell’Arsenal Mkhitaryan. La squadra inglese era infatti giunta alla finale di Europa League, disputatasi a Baku, e al calciatore, in quanto armeno, è stata fortemente sconsigliata la presenza. Particolare il fatto che il Qarabag, la squadra più nota della regione, sia appunto del Nagorno Kabakh. L’intenso sfruttamento di petrolio e gas lo ha comunque reso nettamente lo stato più ricco della regione, trasformandolo anche in uno dei centri più sviluppati di tutto il Mar Caspio.

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