Il Cliente di Asghar Farhadi

Per alcuni piccoli problemi tecnici, la programmazione subisce un piccolo cambio. Oggi Costanza Di Mauro ci parla de “Il cliente”, capolavoro del regista iraniano Asghar Farhadi, guest star del Middle East Now di Firenze.

Il cliente

Emad e Rana sono una giovane coppia di attori costretta a lasciare la propria casa al centro di Teheran a causa di urgenti lavori di ristrutturazione. Un amico li aiuta a trovare una nuova sistemazione, senza raccontare nulla della precedente inquilina che sarà invece la causa di un “incidente” che sconvolgerà la loro vita.

Dramma senza dramma

Il teatro si alterna alla vita reale, senza mai distaccarsene troppo.  Sul palco come negli appartamenti  va in scena un dramma, un dramma composto. Una fisarmonica introduce lo spettatore ai primi minuti del film. La casa dei protagonisti sta per crollare. No. Le certezze della coppia stanno per cedere.  Un trasloco in una casa vuota, offerta da un amico. Una situazione quasi troppo bella per essere vera.

Il Cliente

Un passato scabroso nascosto. Le conseguenze del passato che si riversano sugli estranei. L’idillio che finisce in un errore fatale insito in gesti quotidiani. Una porta aperta ad uno sconosciuto. Il dramma composto. Una porta che si apre lentamente: la certezza di chi entrerà  viene messa in dubbio.  La certezza del futuro si crepa come muri.

La tradizione messa in discussione

Ciò che traspare è la vergogna. La vergogna della donna succube della violenza di un uomo ignoto.  La vergogna di un uomo che non sa come affrontare ciò che è accaduto all’amata, nè come supportarla nel dolore. La vergogna di un uomo che ha commesso l’indicibile. Nessuno ha giovato dell’accaduto. I valori, il valore, di tutti, messo in discussione. La tradizione, il  ”buon costume”  venuto meno.

Senza colpe

Durante tutto il film si cerca un colpevole, ma non viene mai pronunciata la parola. Così come mai viene detto cosa facesse l’inquilina precedente, panegirici che servono a coprire l’onore di sconosciuti, e proprio. La colpa così rimane sospesa e alla fine ricade su tutti. La donna non ha colpa per aver aperto la porta all’uomo che credeva il marito. Il marito non ha colpa di essere arrivato tardi. Il colpevole poi è colui che sente ancora più il peso della condanna… che resta ”solo” morale, in un paese dove la morale è tutto.

Il Cliente

La furia

Il marito dapprima risoluto nel dimenticare, o condannare ufficialmente tramite denuncia, inizia a covare risentimento. Un risentimento che lo porterà a gesti ossessivi. La vittima invece dapprima ossessionata dai luoghi e dalle memorie inizia a dimenticare, a perdonare guardando in faccia la realtà e, sopratutto, le verità umane nascoste dietro:  la debolezza dell’uomo, la forza dell’istinto.

Umanità

La voglia di vendetta assente all’inizio arriva al suo culmine, arriva all’assurdo, per poi scemare davanti alle fragilità umane. Un pensiero maligno si fa strada nella mente di tutti, attori e spettatori, per poi arrendersi in pietà. Voci di sottofondo, frastuono di scena, eco di battute, accompagnano i vuoti emotivi dei personaggi. La coppia, come la casa, sta per crollare, Modi troppo diversi di affrontare gli eventi rivelano l’individualità dell’uomo, la sua unicità. I legami tra uomo e donna che sembrano forti si mostrano nudi, si mostrano per come sono: debolissimi.

Ringraziamo ancora Costanza per il suo preziosissimo contributo e per aver omaggiato così il capolavoro di Farhadi. Potrete ritrovarla la prossima settimana con un nuovo articolo, questa volta a tema “letterario”. Seguiteci sulla nostra pagina facebookYouTube e Instagram, ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e ci aiuta a dedicarci sempre di più alla nostra passione: raccontare il Medio Oriente.

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