La decima edizione del Middle East Now

Siamo orgogliosi ed onorati di portarvi la nostra intervista a Roberto Ruta e Lisa Chiari, i fondatori di Middle East Now, un festival che da 10 anni porta in Italia il cinema e la cultura del Medio Oriente. Un evento unico che quest’anno vedrà guest star d’eccezione fra le quali la chef Anissa Helou, Saeed Aman dei BowLand e il premio oscar Asghar Farhadi.

K: Da dove nasce l’idea di fare un festival sul cinema e la cultura del Medio Oriente a Firenze? Avete avuto difficoltà all’inizio?

R.L: Middle East Now nasce da un’idea che ci è venuta nel 2009, dopo diversi viaggi in Medio Oriente e dopo aver visto film bellissimi ai festival di cinema internazionali, che raccontavano storie incredibili e umanamente molto coinvolgenti fatte da registi proprio dal Medio Oriente. Ci siamo detti: perché non mettiamo assieme un progetto di festival che cerchi di raccontare un Medio Oriente diverso? Che attraverso le immagini e le storie cinematografiche cerchi di cambiare la prospettiva e di andare oltre i soliti pregiudizi e gli stereotipi che caratterizzano questi paesi, che le news dei media dipingono molto spesso a senso unico, visti dalle news dei media solo come contesti di guerra, di fondamentalismi religiosi e di oppressione.

Middle East Now
La mostra “Flavours of Iraq” di Leonard Cohen che racconta la vita del reporter franco-iracheno Feurat Alani

Abbiamo condiviso questa nostra idea con una serie di istituzioni fiorentine e partner, tra cui la Fondazione Stensen, che avrebbero potuto aiutarci, e con un investimento iniziale personale abbiamo creato Film Middle East Now. Allora si chiamava così: 15 film, una mostra e qualche dibattito. Un realtà totalmente no profit che pian piano é cresciuta, sempre di più supportata da un gruppo di persone appassionate, tra cui esperti di Medio Oriente che ci hanno accompagnato in questo percorso.

K: Qual’è l’ospite o la proiezione che più vi ha coinvolto in questi 10 anni e perché?

Ce ne sono state diverse. Sicuramente “Five Broken Cameras”, il documentario del 2011 codiretto dal regista palestinese Emad Burnat e dal regista israeliano Guy Davidi, che e’ stato anche candidato agli Oscar, e che secondo noi rappresenta una pietra miliare del cinema documentario dal Medio Oriente. Per la prima volta un palestinese e un israeliano si sono messi assieme a documentare storie di resistenza attraverso la telecamera, anzi le 5 telecamere rotte dall’esercito israeliano durante la lavorazione del film. Poi la retrospettiva dedicata ad Hani Abu Assad, un gigante del cinema arabo, che ci ha coinvolto e appassionato con i suoi film e con la sua voglia di raccontare storie originali.

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La mostra fotografica “Until we return” di Dalia Khamissy

E ancora i Mashrou’ Leila, la indie band libanese che abbiamo portato per la prima volta in Italia nel 2014, e che ha conquistato il cuore e trascinato i corpi degli spettatori più giovani e non solo. Senza dimenticare la prima proiezione in assoluto della prima edizione del nostro festival, nel febbraio 2010, proprio Asghar Farhad con il suo film “About Elly”: fu una grande emozione, cinema stracolmo e qualche centinaio di persone rimaste fuori. Lo stesso Farhad disse che era stata una delle più’ belle proiezioni della sua vita.

K: Nella decima edizione del festival darete un ampio spazio all’Iran, a cosa è dovuta la scelta?

L’Iran da sempre gioca un ruolo importante nel nostro festival, perché e’ un paese con una cultura imponente e con anche una contemporaneità’ di grande fermento. Nell’anno dell’omaggio a Farhad abbiamo pensato di presentare un ulteriore approfondimento sui volti del cinema iraniano contemporaneo, al culmine di un periodo di rinascita artistica, tuttora impegnati a destreggiarsi fra le limitazioni, le censure e i tabù di un paese caratterizzato da mille contraddizioni.

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Tehran, City of Love di Ali Jaberansari

Abbiamo messo in programma pellicole di giovani registi alla loro opera prima, autori già affermati con i loro primi successi internazionali. ne emerge uno spaccato variegato e complesso, proprio come lo è il paese.

K: Al festival sarà presente il due volte Premio Oscar Asghar Farhadi, come vi sentite ad ospitare quello che è a tutti gli effetti uno dei più grandi registi del Medio Oriente contemporaneo?

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Asghar Farhadi

Ne siamo onorati. Dopo dieci anni, e per lui due premi Oscar, averlo con noi di nuovo a Firenze è quasi un sogno che si realizza. Abbiamo grandi aspettative per la Master Class che lo renderà’ protagonista, per capire meglio dalla sua viva voce i segreti della sua grandezza come regista e come essere umano.

K: Altra guest star iraniana sarà Saeed Aman, musicista diventato celebre grazie al sua partecipazione ad Xfactor con i BowLand. Che effetto vi fa vedere il suo talento riconosciuto anche a livello nazionale, specie dopo la lunga collaborazione con il festival?

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Saeed Aman ad una precedente edizione del festival

Siamo felicissimi per Saeed, ha sempre avuto un guizzo musicale ed estetico unici, e il percorso appena avviato coi Bowland è un primo risultato di un lavoro serio e musicalmente ricercato che sta portando avanti da anni.

K: Abbiamo da sempre apprezzato la vostra abilità nel coinvolgere tutta la cultura Middle East, fra cui la cucina, vera chiave per unire i popoli. Anche quest’anno il festival non fa eccezione, portando in Italia la celebre chef siriano-libanese Anissa Helou, autrice di “Feast”, un libro che racconta la cucina di tutto il mondo islamico. Parlateci di questa collaborazione, cosa rappresenta per voi la cucina? Esiste una cucina “del mondo islamico”? In cosa si caratterizza oltre all’assenza di alcool e maiale?

La cucina è uno strumento di grande condivisione, un fattore culturale di integrazione forte, e certo non poteva mancare in un festival come il nostro che ha questi valori alla sua base. A ogni edizione cerchiamo di portare a Firenze un protagonista della scena culinaria dal Middle East che sia in grado di darci una sua prospettiva originale e coinvolgente rispetto al cibo in questa parte di mondo. Anissa Helou e’ senz’altro una dei massimi esperti in questa materia.

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Lo chef Anissa Helou

E quello che emergere dal suo libro è quanto il cibo sia importante in tutti i paesi a maggioranza musulmana: è così che si onorano gli ospiti, servendo loro prelibatezze ed è intorno al cibo che le famiglie e gli amici si riuniscono insieme. La cucina musulmana è una cucina sfaccettata di sapori, spezie, e i pranzi e le cene in condivisione aiutano a gustarla ancora meglio.

K: La decima edizione rappresenta un incredibile traguardo, avete già pensato alla prossima vetta da conquistare?

Ogni nuova edizione è per noi una sfida a fare sempre meglio, presentare quanto di più’ nuovo e creativo emerge dalla scena culturale del Medio Oriente contemporaneo. Certo abbiamo idee, progetti ambiziosi e protagonisti nel cassetto che vorremmo portare a Firenze in futuro… ma al momento preferiamo concentrarci su questa decima edizione, che è stata di per sé un’impresa titanica da mettere assieme, per quantità di film, eventi, ospiti.

Siamo davvero onorati di aver ospitato sul nostro sito i creatori di un’iniziativa tanto solida ed interessante negli anni, vera e propria ambasciata della cultura Middle East in Italia. A riprova di questo, vi confermiamo la nostra partecipazione al festival dal 5 al 6 aprile, se ne avete l’opportunità non mancate. Il festival inizia oggi e terminerà domenica 7, vi lasciamo qui i link a: sitoFacebook ed Instagram.

Seguiteci sulla nostra pagina facebookYouTube e Instagram, ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e ci aiuta a dedicarci sempre di più alla nostra passione: raccontare il Medio Oriente.

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Freedom Fields di Naziha Arebi
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