Albanesi, né slavi né greci

Oggi fa il suo debutto sul nostro sito Costanza Sama con un articolo su un popolo leggendario e da secoli nostro vicino: gli albanesi. Un’etnia dalle origini antichissime e che è rimasta nei secoli sempre fedele alla propria patria e alla propria storia.

Illiri, non slavi, non greci.

Un piccolo popolo dei Balcani occidentali, da cui derivò anche il nome della provincia romana, e che con i secoli si è disperso tra la moltitudine di nazioni dell’area, è all’origine dell’Albania. Da questo popolo infatti gli albanesi fanno discendere le proprie origini etniche che altrimenti apparirebbero confuse e incerte viste le varie realtà del Paese, dovute a continui scambi e invasioni da parte dei popoli vicini.

Albania
Il leggendario re dell’Epiro, l’attuale Albania

Senza dubbio l’Albania è uno degli esempi migliori di convivenze culturali. Le stime recenti parlano di una maggioranza, (circa 45-50%) della popolazione che si dichiara musulmana, il resto è composto da atei e minoranze cristiane( 17%), presenti fin dal primo secolo dopo Cristo, pare per stessa opera di predicazione di San Paolo. All’interno del Paese però le divisioni, dal punto di vista religioso, sono molteplici: in primis i cristiani, ortodossi ma anche cattolici, a loro volta distinti tra praticanti con rito latino e bizantino. Poi i musulmani che sì, sono per lo più sunniti, appartenenti quindi al ramo di Islam più diffuso al mondo, ma anche seguaci di un altro tipo di Islam.

I bektashi

Sono i bektashi, fedeli appartenenti ad una tariqa (confraternita) vicina al sufismo (misticismo musulmano). Questa dottrina si è probabilmente originata nel 1300 in Anatolia grazie a un sufi persiano di nome Bektash Veli , venne fondata e codificata poi dal mistico Balim Sultan. Sembra che questa confraternita fosse attiva e conosciuta già in epoca ottomana. Molte logge segrete bektashi erano presenti nella stessa Costantinopoli, va ricordato infatti che essendo una corrente mistica non era vista di buon occhio dalle maggioranze musulmane “ortodosse”.

Albania

Si diffuse però in fretta, in particolare tra i soldati del corpo militare ufficiale dell’Impero, i giannizzeri , ormai riconosciuti come portatori e perpetuatori della dottrina. Il corpo venne abolito durante il XIX secolo, ma per quattrocento anni i giannizzeri attinsero dalla tariqa la loro morale. Con la messa al bando dell’ordine giannizzero anche la confraternita e più in generale tutti i tipi di sufismo vennero banditi dall’Impero Ottomano. E’ proprio in questa occasione che il suo quartier generale si sposta a Tirana, capitale albanese.

Il kanun

Dopo circa un quarto di secolo di ateismo di Stato, imposto da una feroce dittatura comunista che ha mescolato mitologia a teorie politiche, le religioni in Albania vengono in secondo piano, o meglio, si mescolano. Si supportano e sopportano, memori di un passato negazionista in cui sono state fronte compatto nel rivendicare il proprio diritto ad esistere. Ma come diceva Pashko Vasa, scrittore Albanese-Ottomano di fine ‘800, “La fede degli albanesi è l’essere albanesi”. L’identità è fondata sul concetto stesso della Nazione , vero collante del popolo.

Albania

La Nazione è forte, forse sull’orlo di una deriva nazionalista nota ai Balcani, dicono molti. Non vengono pertanto dimenticati gli albori, gli Illiri appunto, che vengono chiamati in causa quando si parla della cultura tradizionale, millenaria e folkloristica della società, un tempo basata su un codice di comportamento,il Kanun , messo perfino in forma scritta nel XV secolo da un condottiero anti-ottomano ormai eroe nazionale: Leke Dukagjini. Il “Canone” contenente le norme fondamentali del vivere comune tradizionale, come ad esempio la besa, la parola data,promessa, sintomo e simbolo dell’onore di un individuo e della sua famiglia, per secoli venne attuato a dispetto delle diverse religioni e delle dominazioni, sopravvivendo nelle zone montane perfino a monarchia e dittatura. Oggi nel bene e nel male è simbolo culturale importantissimo.

Albania

L’Albania seppur etnicamente frammentata è in equilibrio. Le comunità si confondono e convivono nel Paese in una pace non solo apparente. Ad ogni festa gli auguri si scambiano, poco importa la fede professata dall’augurante. Campane e chiamate alla preghiera si alternano rispettosamente.

Ringraziamo ancora Costanza per averci fatto conoscere di più sulla cultura albanese, a noi tanto vicina e per questo spesso data per scontata. Seguiteci sulla nostra pagina facebookYouTube e Instagram, ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e ci aiuta a dedicarci sempre di più alla nostra passione: raccontare il Medio Oriente.

 

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