Yalla Shabab Film Festival 2019

Dal 21 al 23 febbraio si svolgerà a Lecce l’annuale “Yalla Shabab Film Festival”, un’iniziativa che dal 2011 porta la cultura araba in Italia. Oggi siamo onorati di presentarvi Gaia Parrini, una delle organizzatrici dell’evento

K: Come nasce il progetto Yalla Shabab Film Festival? È stato difficile proporre la prima volta un evento di questo tipo in Italia?

G: Yalla Shebab nasce nel 2009/10, grazie ad un finanziamento del Ministero Affari Esteri, mentre lavoravo presso l’ong Un Ponte Per…
Era un progetto di info-EaS (informazione allo sviluppo) che dopo quasi un anno di lavoro con le scuole superiori romane, culminò nella prima edizione, o meglio nell’edizione zero del festival, alla Casa del Cinema di Roma.

Fu un progetto molto bello ma faticoso, nasceva dalla volontà di portare nelle scuole un po’ maggiore consapevolezza sul mondo arabo, lavorando su aspetti specifici legati a tematiche “calde” quali la situazione politica in alcuni paesi arabi, e affrontando il caso specifico del Libano. Tra i workshop proponemmo anche degli approfondimenti sul cinema arabo, con esperti provenienti dal Libano e con delle co-presenze con esperti di cinema italiano.

Yalla Film Festival
La seconda edizione del Festival

In quel progetto, grazie al partner Al-Jana, un’associazione di palestinesi in Libano, che organizza una biennale di cinema per ragazzi a Beirut, riuscimmo anche a far arrivare a Roma, quattro ragazzi palestinesi, che rimasero ospiti di quattro famiglie degli studenti delle scuole coinvolte, per una settimana. Lo scambio che ne venne fuori fu meraviglioso ed estremamente stimolante per tutti.
Nella parte finale del progetto, furono proprio i ragazzi assieme allo staff di Un Ponte Per..ad organizzare la kermesse di cinema, seguendo proprio i vari ambiti dell’organizzazione di un festival.

Yalla Film Festival
Forti di questa esperienza, con una mia amica e collega di studi, decidemmo di riproporre Yalla Shebab a Lecce. In quel caso grazie ad un finanziamento della Regione Puglia, creammo l’associazione Mena e portammo a Lecce il percorso già sperimentato a Roma. Riproponemmo, quindi, il lavoro di workshop preliminare, ma questa volta con i ragazzi dell’Università del Salento, e arrivammo anche in questo caso all’edizione leccese di Yalla, nel 2011 con un gruppo di lavoro formato in parte dai ragazzi coinvolti nei workshop, che seguirono aspetti specifici dell’organizzazione del festival, creando loro stessi dei prodotti, quali il video iniziale, un giornale del festival, l’allestimento di una mostra…

Da allora Yalla cerca, grazie ai finanziamenti pubblici pugliesi, si portare ogni anno a Lecce, il meglio della cultura araba contemporanea, attraverso film, letteratura, mostre, musica, fumetti. In una kermesse che restituisca ai paesi arabi il ruolo di portatori di “cultura” nel bacino del mediterraneo.

K: Questa edizione racconta il rapporto padre-figlio e il confine che talvolta fra loro si crea. Come mai proprio questa tematica? Quanto è importante parlare nel 2019 di questo e perché?

G: Il tema di questa mini edizione, è una piccola rassegna OFF, che spero porti alla rassegna più ampia. Siamo in attesa di sapere se avremo dei fondi per realizzare la nostra rassegna vera propria, che nasce dal meraviglioso libro di Hisham Matar: Il Ritorno. Padri, figli e la terra tra loro, che nel 2017 vinse il premio pulitzer nella sezione delle autobiografie.

editoriaraba
Hisham Matar, editoriaraba e Gennaro Gervasio

La proposta nasce dalla volontà di investire sullo sviluppo di una cittadinanza culturale che inviti i cittadini a riflettere e interrogarsi sui temi della nostra contemporaneità in chiave accessibile e partecipativa. Il tema designato, quello del rapporto tra culture diverse, e dell’indagine affettiva su cosa vuol dire sentirsi diverso in una nuova terra mentre si è lontani dalla propria patria, connesso alle esperienze specifiche e alle cause che hanno determinato la migrazione, è una lente interessante, immediata e empatica attraverso cui guardare al fenomeno della migrazione, lontani da stereotipizzazioni o vittimizzazioni di sorta.

Yalla Film Festival
Weldi, in programmazione il 22 febbraio al festival alla presenza del regista

A questo si aggiunge la particolare attenzione che l’Associazione MENA ha sempre mantenuto negli anni nell’utilizzo di linguaggi sempre diversi e multidisciplinari per avvicinare il pubblico a temi complessi.

K: Abbiamo visto la vostra rassegna e ci ha colpito subito “Talien”, leggere la trama ci ha fatto tornare subito in mente viaggi di giorni alla volta del Sud e della famiglia. Quanto pensi che sia importante, in questo momento, sottolineare questa incredibile somiglianza?

G: Talien è un tenero road-movie che racconta la storia di Abdelouahab, Aldo, che dopo quasi quarant’anni in Italia, decide di tornare a casa, in Marocco. Ilyass, Elia, suo figlio, regista del film cresciuto in Lombardia, si unisce in questo viaggio di ricordi e storie. Un viaggio che è l’occasione di un padre e di un figlio per spiegarsi, capirsi, incontrarsi. Ci è piaciuto subito, oltre per la bellezza della fotografia, e della storia, infatti ha anche vinto vari premi, come: il Premio Speciale della Giuria e il premio collaterale “Gli Occhiali di Gandhi” al 35° Torino Film Festival; la Menzione Speciale come Miglior Opera Prima ai Nastri Argento DOC 2018 di Roma; la Menzione Speciale della Giuria alla III Edizione di Italia In Doc a Bruxelles; la selezione e nomination per il miglior film a tema migrazione al 5° Socially Relevant Film Festival di New York, ma anche perché apre diversi scenari di discussione.

Yalla Film Festival
In programmazione il 21 febbraio alla presenza del regista

Dal rapporto padre-figlio e a come questo debba misurarsi anche con il diverso rapporto che entrambi hanno con il loro paese di provenienza, che è il tema della rassegna, ma anche perché ci ricorda un diverso tipo di accoglienza di cui il ostro paese era in grado di fare, in una parte d’Italia, la Lombardia, che oggi invece, è scenario di tanta bestialità e inumanità. Anche l’elemento che citi della somiglianza con i viaggi verso il “sud”, è un ulteriore elemento che porteremo nella discussione con il regista, sottolineando le antiche tracce comuni che ci legano alla sponda sud del mediterraneo.

K: Una domanda che facciamo sempre è quella relativa al potere di internet nello sviluppo della cultura nel MENA. Quale pensi in particolare sia l’impatto sul mondo cinematografico?

G: Internet è un dato di fatto oramai da oltre vent’anni e in molti paesi arabi, dove spesso la vita reale è troppo complessa per essere vissuta è lo strumento di interconnessione con la realtà e con il mondo circostante. La possibilità che offre a giovani registi di farsi conoscere è indiscussa e l’idea di creare piattaforme di condivisione di opere video è sempre più diffusa.

Yalla Film Festival
Nabil Bey di Radiodervish terrà un reading di poesie

Il rischio è che la rete sostituisca le relazioni umane, anche in campo cinematografico e che la proiezione domestica, sia spesso preferita perché più economica, magari in lingua originale e soprattutto ti permette di avere accesso a contenuti che non è facile reperire altrove. Ecco, credo, rispondendo anche alla domanda successiva, che in futuro dovremo sempre più confrontarci e interrogarci su questo potenziale, pensando che rassegne digitali, possano probabilmente essere uno strumento utile per ampliare il proprio pubblico, ma che non possono e spero non debbano sostituire la possibilità di incontrarsi in una sala, vedere un film e discutere con l’autore.

K: Quali sono stati, nel corso delle varie edizioni, le storie o i protagonisti di cui andate più orgogliosi? Quali sono i propositi per il futuro?

G: In questi anni, abbiamo avuto tanti ospiti, molti dei quali diventati amici, o che lo erano già prima. Aver avuto la fortuna di poter ospitare Farouk Mardam Bey, l’anno scorso, per esempio, è stato a mio avviso davvero importante per la nostra rassegna ma anche per Lecce, che come sai, è alla fine dell’Italia, geograficamente distante da tutto, ma con una gran attenzione a recepire e raccogliere sempre nuove suggestioni. La gente per strada ci chiede e vuole Yalla, perché negli anni ha imparato a conoscere il cinema della sponda sud del Mediterraneo e non solo.

Yalla Film Festival

Anche Amira Hass ha regalato un importante momento di scambio con la comunità palestinese pugliese, così come il regista iracheno Mohammad Deraji, che ha portato il suo unico sguardo sull’iraq, ha arricchito il nostro sapere su un paese martoriato da anni di guerra, ma che ha portato con se il seme della cultura mesopotamica.

Tante sono le persone che passando da Lecce per Yalla, hanno regalato il proprio sguardo o la propria visione di paesi e storie che spesso nessuno conosceva. Per questo ogni anno aggiungiamo un tassello in più alla nostra variegata e molteplice visione dell’altro.

Ringraziamo infinitamente Gaia Parrini per averci permesso di raccontare la sua storia. Seguiamo dal 2015 il Festival da lontano e non vedevamo l’ora di parlarne, noi faremo in modo di esserci l’anno prossimo, ma agli amici pugliesi e del Sud consigliamo vivamente di andare, non ve ne pentirete. Vi lasciamo i link al loro sito, alla pagina Facebook e a quella dell’evento. Seguiteci sulla nostra pagina facebookYouTube e Instagram, ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e ci aiuta a dedicarci sempre di più alla nostra passione: raccontare il Medio Oriente.

Yalla Film Festival
Gaia Parrini
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