Palestino, orgoglio cileno

Una squadra ormai entrata nella leggenda, un club di palestinesi a 13’000 km dalla propria terra natia. Il Palestino rappresenta le speranze degli emigrati arabi nel nuovo mondo, un sogno incredibile.

Cile palestinese

PalestinoA fine ‘800 furono moltissimi gli arabi che fuggirono le proprie terre verso il Nuovo mondo. Una storia spesso dimenticata ma che ha avuto un’impatto enorme in paesi come Cile e Cuba. Nel primo in particolare avvenne un enorme ondata migratoria di matrice palestinese, formando la più grande comunità in assoluto fuori dal mondo arabo. Non è un caso infatti che la la nazionale palestinese abbia ben 4 giocatori originari di questi luoghi.

In Cile questo popolo ha raggiunto anche un proprio peso politico, rendendo il Palestino, davvero, molto più di un club. Basti pensare che lo stesso Yasser Arafat nel 2003 scrisse una lettera a sostegno del club cileno.

Amore internazionale

All’epoca infatti il club aveva pesanti problemi economici e proprio in seguito al sostegno del leader palestinese il club iniziò ad avere una dimensione sempre più internazionale. Basti pensare che dal 2009 viene sponsorizzata dalla Bank of Palestine ed è inoltre l’unica squadra cilena ad essere trasmessa anche dal mondo arabo grazie ad Al Jazeera. Il crescente supporto ha spinto il club ad ergersi come vero e proprio simbolo del proprio popolo nel mondo, ma è nel 2014 che il Palestino compie l’atto che lo consacrerà alla Storia.

Una maglietta storica

PalestinoIl 4 gennaio 2014 la squadra scende in campo con una maglia diversa e che susciterà polemiche da ogni parte del mondo, dando però al club la sua definitiva dimensione. La maglia infatti sostituisce il classico numero “1” con l’immagine della Palestina, una presa di posizione senza eguali nel calcio mondiale.

Subito sarà oggetto di critiche e verrà ritirata dal mercato, il gesto però avrà un eco intercontinentale, tanto da portare in Cile il presidente palestinese Mahmoud Abbas. Da allora il club ha lanciato moltissime campagne atte ad unire i 2 paesi, uno però mi ha colpito più di altre. Si chiama “Our field, our land” e intende formare il nuovo campo della squadra con del terreno proveniente da ogni angolo della Palestina, un modo per portare la propria casa dall’altra parte del mondo.

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